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LA MESSA IN LATINO: UN'ESPERIENZA FORTE DI PREGHIERA A CASALOTTI
di REDAZIONE
Il 7 luglio 2007 il santo Padre Benedetto XVI ha consegnato ai vescovi di tutto il mondo la Lettera Apostolica Motu Proprio data "Summorum Pontificum" con la quale liberalizzava la celebrazione della Liturgia secondo il messale e il breviario del 1962.
Abbiamo intervistato P. Settimio M. Manelli (nella foto mentre celebra la Santa Messa) Parroco della parrocchia "Santa Maria di Nazareth" a Casalotti e Rettore del Seminario filosofico dei Frati Francescani dell'Immacolata, una congregazione che in varie comunità sta facendo esperienza della celebrazione della liturgia secondo l'uso antiquior.
Caro Padre Settimio, da quanto tempo lei e i suoi confratelli avete adottato la Liturgia secondo la forma straordinaria?
Escludendo i nostri fondatori e qualche padre più anziano, per tutti noi, sia frati che suore, la celebrazione secondo il messale del 1962 è stata una esperienza nuova, di cui ringraziamo di cuore il Papa Benedetto XVI.
Come tanti miei confratelli non avevo mai avuto occasione, fino alla pubblicazione del Motu Proprio, di entrare in contatto con la ricchezza liturgica di cui si sono nutriti per secoli i nostri padri.
Devo dire che è stata una vera scoperta, inimmaginabile, per la profondità teologica del rito e per la fecondità spirituale di cui è portatrice. Personalmente sono stato sempre fortemente innamorato della Liturgia, che per tanti anni, dal 1985, quando entrai in convento, ho celebrato secondo la “forma ordinaria" e che è stata il centro della vita di seminario prima e poi della vita sacerdotale.
A questa esperienza, così forte, insieme ai miei confratelli dal luglio 2007 ho avuto la grazia di aggiungere anche la conoscenza e la celebrazione della Liturgia secondo la “forma straordinaria”.
Potrebbe indicarci brevemente i motivi che hanno spinto lei e i suoi confratelli a far uso della forma straordinaria del Rito romano?
La celebrazione secondo la forma straordinaria ci è stata fortemente consigliata dai nostri fondatori P. Stefano Manelli e P. Gabriele Pellettieri, dopo la pubblicazione del Motu Proprio, per conoscere e sperimentare la forma di preghiera che ha nutrito e santificato tanti nostri confratelli francescani, a cominciare dal nostro serafico Padre San Francesco e da Santa Chiara, che adottarono il Breviario romano come preghiera dell'Ordine e che contribuirono a diffondere in tutto il mondo attraverso l'apostolato missionario.
Nei nostri fondatori, poi, è molto vivo ancora il ricordo della celebrazione della santa Messa di Padre Pio, a cui soprattutto P. Stefano Manelli ha partecipato numerose volte, sin da bambino, diventando testimone dell'intensità dell'unione mistica del Santo stigmatizzato con la Vittima Immacolata che offriva sull'altare.
In base alla sua esperienza e a quella dei frati che sono in comunità con lei, quali sono le caratteristiche che rendono la forma straordinaria così attraente?
Quello che si nota di più è l'elemento estetico, come la solennità e la serietà del canto, lo splendore dei paramenti, l'esattezza nell'osservanza delle rubriche; tutto ciò è importante ma, in fondo, secondario.
Ciò che maggiormente attira ed affascina soprattutto i giovani, è il senso del sacro che il rito antico riesce a comunicare, sicuramente in modo più forte rispetto alla forma ordinaria. Oggi, più di ieri, le nuove generazioni sentono il bisogno di spazi di silenzio per raccogliersi e dialogare a tu per tu con il Signore e la forma straordinaria è ricca di tutto questo.
Ascoltando i commenti dei giovani, specialmente dei nuovi arrivati, sento spesso dirmi che grazie alle celebrazioni nella “forma straordinaria” hanno capito meglio che l’essenza della Messa è il sacrificio di Gesù, reso attuale sull'altare; inoltre riescono a comprendere anche visivamente il ruolo del sacerdote, che è il mediatore posto tra noi e Dio.
Quali frutti crede che possa portare nella sua comunità e nella sua parrocchia la celebrazione del rito nella forma straordinaria?
Devo dire che l'esperienza che stiamo vivendo, anche qui a Casalotti con la Santa Messa comunitaria ogni mattina alle sette, aiuta noi sacerdoti, i seminaristi e i fedeli a cogliere in modo molto intenso il valore della Liturgia.
Speriamo in questo modo di attuare il desiderio del Papa e di trarre frutto dal tesoro di grazie della tradizione liturgica della Chiesa: "Fa bene a tutti – dice il Papa – conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e dare loro il giusto posto".
contatta i Frati Francescani dell'Immacolata
presso Parrocchia Santa Maria di Nazareth
Via Boccea 590
00166   ROMA - Casalotti.
► sito web della Parrocchia.
immagini della celebrazione della Santa Messa nella forma straordinaria
nella Chiesa Parrocchiale di Santa Maria di Nazareth a Casalotti
Padre Settimio celebra la Messa nella forma straordinaria a Città di Castello, presso
il Monastero delle Murate
ordinazione conferita a due Francescani dell'Immacolata
da S.E. il Card. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione dei Religiosi
S.E. il Card. Dario Castrillon Hoyos, presidente di Ecclesia Dei, conferisce i Sacri Ordini
ad alcuni Frati della Congregazione dei Francescani dell'Immacolata

LA MESSA IN LATINO: UN'ESPERIENZA FORTE DI PREGHIERA A CASALOTTI (dal sito della Diocesi di Porto-Santa Rufina)
(Fonte: REDAZIONE di www.diocesiportosantarufina.it )

Il 7 luglio 2007 il santo Padre Benedetto XVI ha consegnato ai vescovi di tutto il mondo la Lettera Apostolica Motu Proprio data "Summorum Pontificum" con la quale liberalizzava la celebrazione della Liturgia secondo il messale e il breviario del 1962. Abbiamo intervistato P. Settimio M. Manelli (nella foto mentre celebra la Santa Messa) Parroco della parrocchia "Santa Maria di Nazareth" a Casalotti e Rettore del Seminario filosofico dei Frati Francescani dell'Immacolata, una congregazione che in varie comunità sta facendo esperienza della celebrazione della liturgia secondo l'uso antiquior.

Caro Padre Settimio, da quanto tempo lei e i suoi confratelli avete adottato la Liturgia secondo la forma straordinaria?
Escludendo i nostri fondatori e qualche padre più anziano, per tutti noi, sia frati che suore, la celebrazione secondo il messale del 1962 è stata una esperienza nuova, di cui ringraziamo di cuore il Papa Benedetto XVI. Come tanti miei confratelli non avevo mai avuto occasione, fino alla pubblicazione del Motu Proprio, di entrare in contatto con la ricchezza liturgica di cui si sono nutriti per secoli i nostri padri. Devo dire che è stata una vera scoperta, inimmaginabile, per la profondità teologica del rito e per la fecondità spirituale di cui è portatrice. Personalmente sono stato sempre fortemente innamorato della Liturgia, che per tanti anni, dal 1985, quando entrai in convento, ho celebrato secondo la “forma ordinaria" e che è stata il centro della vita di seminario prima e poi della vita sacerdotale. A questa esperienza, così forte, insieme ai miei confratelli dal luglio 2007 ho avuto la grazia di aggiungere anche la conoscenza e la celebrazione della Liturgia secondo la “forma straordinaria”.
Potrebbe indicarci brevemente i motivi che hanno spinto lei e i suoi confratelli a far uso della forma straordinaria del Rito romano?
La celebrazione secondo la forma straordinaria ci è stata fortemente consigliata dai nostri fondatori P. Stefano Manelli e P. Gabriele Pellettieri, dopo la pubblicazione del Motu Proprio, per conoscere e sperimentare la forma di preghiera che ha nutrito e santificato tanti nostri confratelli francescani, a cominciare dal nostro serafico Padre San Francesco e da Santa Chiara, che adottarono il Breviario romano come preghiera dell'Ordine e che contribuirono a diffondere in tutto il mondo attraverso l'apostolato missionario. Nei nostri fondatori, poi, è molto vivo ancora il ricordo della celebrazione della santa Messa di Padre Pio, a cui soprattutto P. Stefano Manelli ha partecipato numerose volte, sin da bambino, diventando testimone dell'intensità dell'unione mistica del Santo stigmatizzato con la Vittima Immacolata che offriva sull'altare.
In base alla sua esperienza e a quella dei frati che sono in comunità con lei, quali sono le caratteristiche che rendono la forma straordinaria così attraente?
Quello che si nota di più è l'elemento estetico, come la solennità e la serietà del canto, lo splendore dei paramenti, l'esattezza nell'osservanza delle rubriche; tutto ciò è importante ma, in fondo, secondario. Ciò che maggiormente attira ed affascina soprattutto i giovani, è il senso del sacro che il rito antico riesce a comunicare, sicuramente in modo più forte rispetto alla forma ordinaria. Oggi, più di ieri, le nuove generazioni sentono il bisogno di spazi di silenzio per raccogliersi e dialogare a tu per tu con il Signore e la forma straordinaria è ricca di tutto questo. Ascoltando i commenti dei giovani, specialmente dei nuovi arrivati, sento spesso dirmi che grazie alle celebrazioni nella “forma straordinaria” hanno capito meglio che l’essenza della Messa è il sacrificio di Gesù, reso attuale sull'altare; inoltre riescono a comprendere anche visivamente il ruolo del sacerdote, che è il mediatore posto tra noi e Dio.
Quali frutti crede che possa portare nella sua comunità e nella sua parrocchia la celebrazione del rito nella forma straordinaria?
Devo dire che l'esperienza che stiamo vivendo, anche qui a Casalotti con la Santa Messa comunitaria ogni mattina alle sette, aiuta noi sacerdoti, i seminaristi e i fedeli a cogliere in modo molto intenso il valore della Liturgia. Speriamo in questo modo di attuare il desiderio del Papa e di trarre frutto dal tesoro di grazie della tradizione liturgica della Chiesa: "Fa bene a tutti – dice il Papa – conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa e dare loro il giusto posto".