DOMENICA  DI  PASQUA

 

            Oggi è la Pasqua del Signore, il giorno più solenne dell’anno liturgico. Oggi celebriamo l’evento più straordinario della storia dell’uomo: il mistero della Risurrezione di Gesù. La Chiesa, in un tripudio di gioia, ci invita ad esultare perché Cristo, risorgendo a una pienezza di vita gloriosa e divina, ha messo in noi un seme di immortalità, ci ha spalancato le porte del Paradiso e ci ha ridonato la gioia della figliolanza divina. Eravamo una umanità infelice, precipitata negli abissi dei peccati, privi dell’amore di Dio e della sua grazia, esclusi per sempre dal suo Regno, senza nessuna prospettiva di felicità eterna. Con la Risurrezione di Cristo, è iniziata veramente nel mondo una nuova era, la storia della nuova umanità rigenerata dal soffio divino del Risorto.

            La Chiesa attribuisce grande importanza al mistero della Risurrezione di Gesù, perchè costituisce l’evento su cui poggia tutta la fede del cristiano e la speranza della sua futura risurrezione. Senza di essa, la nostra fede sarebbe vana, vuota e priva di contenuto. I testimoni qualificati che ci hanno tramandato questa verità sono i discepoli del Signore, i quali fin dall’inizio della loro predicazione hanno affermato apertamente che, dopo la morte del loro Maestro, hanno visto più volte il suo Corpo glorioso. Nella prima lettura della Messa riecheggiano le parole, ancora vibranti di commozione, dell’apostolo Pietro che, nel giorno di Pentecoste, annuncia con fermezza che Gesù è risorto: “Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse (…) a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti” (At 10,39-41).

            Il Vangelo di questa domenica riporta la commovente testimonianza dell’apostolo Giovanni sulla Risurrezione di Gesù. La strabiliante notizia della Maddalena di non aver trovato il Corpo del Signore nella tomba, lascia sconcertati e perplessi gli apostoli Pietro e Giovanni. I due, col cuore in tumulto, corrono verso il sepolcro. Entrano e trovano la tomba vuota, le bende e il sudario che avevano avvolto il Corpo di Gesù, piegati per terra in luoghi diversi. Ciò faceva escludere l’ipotesi dei ladri. E allora nel “discepolo che Gesù amava” si riaccese la fede e, ricordandosi della promessa del Maestro che dopo tre giorni sarebbe risorto,“vide e credette” (Gv 20,8). E’ il primo atto di fede della Chiesa nascente in Cristo risorto.

            La Parola di Dio ci invita oggi ad una profonda riflessione, soprattutto per il significato che questo evento assume per l’umanità. La Risurrezione di Gesù è garanzia non soltanto di risurrezione e di immortalità nella vita futura per tutti quelli che credono in Lui, ma anche della sua divina e ineffabile presenza in mezzo a noi. Questa verità tocca intimamente la nostra esistenza. Se, infatti, Cristo è risorto e vive nella Chiesa, allora è certo che i peccati ci vengono perdonati; è certo che Egli si fa presente sui nostri altari nell’Eucaristia e resta nei nostri tabernacoli in mezzo a noi; è certo che vive dentro di noi con la sua grazia divina, che ci aiuta e ci sostiene nel nostro difficile cammino verso la Patria beata. Questa è la gioia che la Pasqua ci ha portato: la certezza che Gesù è in mezzo a noi per salvarci!

            Nella seconda lettura san Paolo rivolge ai cristiani un accorato invito a tradurre in termini di vita vissuta il mistero della Pasqua: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù” (Col 3,2). Come battezzati nella nuova vita del Risorto, pur vivendo ancora nel mondo, dobbiamo aspirare a vivere delle cose celesti, come se fossimo già cittadini del cielo. Molto chiaro e concreto è anche il messaggio pasquale di Padre Pio: “Nella morte di lui ci rammenta che eravamo morti pel peccato, nella sua risurrezione abbiamo invece un perfettissimo modello del nostro risorgimento alla grazia” (Epistolario IV, p. 1120). Il Santo del Gargano ci ricorda che Gesù è il nostro modello insuperabile di vita cristiana e che, per vivere la Pasqua del Signore, dobbiamo seguire il suo esempio. Come Cristo è risorto e non muore più, similmente anche noi, morti al peccato, dobbiamo vivere da risorti per sempre, ossia essere creature nuove che non appartengono più a questo mondo, ma che vivono tutte orientate verso Dio e la vita eterna del Paradiso.

A Pasqua, anche tanti di quelli che si dichiarano “non praticanti”, vanno a Messa, e pensano in questo modo di mettere la coscienza a posto. Chiaramente è un gravissimo errore. Non possiamo celebrare la Pasqua, se rimaniamo chiusi nelle tombe dei nostri peccati. Pasqua, appunto, significa “passaggio” dal peccato alla vita nuova della grazia divina. Chiediamo oggi alla Madre del Risorto di far nascere in ogni uomo il forte desiderio della vita nuova e di vivere da “risorti” in Gesù.

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