QUARTA  DOMENICA  DI  PASQUA

 

            La Liturgia di questa domenica, tradizionalmente dedicata alla contemplazione di Cristo nella figura del Buon Pastore, ci invita a riflettere sulla universalità della salvezza avvenuta per mezzo della Risurrezione di Gesù. Già nell’Antico Testamento si parla di Dio come il Pastore che guida il popolo d’Israele. Ma è con la venuta di Gesù che la figura del Buon Pastore acquista il suo pieno significato di Salvatore e guida di tutti gli uomini.

Il brano degli “Atti degli Apostoli”, che leggiamo nella prima lettura, parla della salvezza come di un dono offerto da Dio non a pochi o a un solo popolo, ma a tutti gli uomini. Se i primi frutti della Redenzione erano riservati al popolo ebreo (cf At 13,46), dopo la Risurrezione, gli Apostoli si rivolgono al mondo pagano. Parlando ai Giudei e ai proseliti, così si esprime san Paolo: “poiché (…) non vi giudicate degni della vita eterna, ecco noi ci rivolgiamo ai pagani” (ivi). Quanto dovremmo essere riconoscenti al Signore per l’inestimabile dono della salvezza eterna! Quale gioia ci infonde nel cuore il pensiero che tutti possiamo salvarci. Non si salva solo chi non vuole, ossia chi rifiuta di accogliere Gesù nella propria  vita e di seguirlo.

L’universalità della salvezza è il tema anche della seconda lettura. Nella stupenda visione della Gerusalemme celeste descritta dall’apostolo Giovanni, è presente una “moltitudine immensa, (…) di ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7,9). In mezzo agli eletti troneggia l’Agnello, figura di Cristo risorto che, dopo aver redento gli uomini con la sua immolazione cruenta sulla croce, ha acquistato un dominio supremo che si estende sull’intero universo. Per gli eletti, Gesù risorto non è soltanto l’Agnello, ma anche il  “loro pastore” (ivi, 17), che li proteggerà per sempre da ogni male e “li guiderà alle fonti delle acque della vita” (ivi). Dinanzi alla celeste visione dei beati che ora godono l’eterna felicità con Gesù Risorto, loro “Agnello e Pastore”, il nostro cuore si riempie di speranza e di gioia. E’ quanto anche noi desideriamo e ci auguriamo di vedere e di partecipare al termine della nostra vita.

Ma è soprattutto la pagina odierna del Vangelo che evidenzia la figura del buon Pastore, presentandone l’aspetto più caratteristico e profondo: il suo amore per gli uomini. Gesù afferma di conoscere “le sue pecore”: “Io le conosco” (Gv 10,27). Non si tratta però di una conoscenza astratta, bensì di un intimo rapporto di amore e di comunione. Per amore nostro Gesù ha fatto il dono supremo di se sulla croce e nell’Eucaristia; e in forza di questo amore, Egli ci assicura che le “pecore del suo ovile”, poichè gli appartengono, “non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia (sua) mano” (ivi, 28). Credo che difficilmente i cristiani possano trovare motivi più profondi di gioia e di serenità che in queste parole di Gesù.

Padre Pio esortava le anime ad avere sempre una grande confidenza in Cristo Buon Pastore. A un confratello che soffriva molto, lo incoraggia scrivendogli: “Gesù non ti ha fatto mancare mai la sua assistenza, e non te la farà mai mancare” (Epistolario IV, p. 288). Sono parole che infondono speranza e conforto al cuore dell’uomo stanco, sfiduciato e avvilito. Il Santo del Gargano affermava ciò per esperienza personale. Era pienamente convinto che, se ci rivolgiamo al Signore con umile fiducia, non ci mancherà mai nulla. Cristo è il Buon Pastore che ci protegge, ci assiste, e si prende cura di noi in ogni momento del nostro cammino spirituale verso l’eternità.

            Nel Vangelo Gesù afferma che la condizione indispensabile per far parte del suo gregge è l’ascolto della sua parola: “Le mie pecore ascoltano la mia voce” (ivi, 27). Ma per ascoltarlo e seguirlo, è necessario avere l’umiltà e la docilità delle pecorelle. Solo chi è umile e docile di cuore, sa distinguere la voce del Buon Pastore dalle altre, e non si lascia distrarre dai richiami degli estranei. Oggi il mondo è pieno di maestri che promettono libertà e felicità, ma in realtà sono falsi “pastori” che guidano l’umanità sulla via della perdizione. Il mondo non offre all’uomo nessuna certezza eterna, nessuna risposta agli interrogativi tremendi sul suo futuro. Gesù, invece, che vuole il nostro vero bene e la nostra salvezza, ci assicura: “Io do loro la vita eterna”. Quale grande conforto per il cristiano, rimanere al sicuro nell’ovile di Cristo! Se saremo fedeli all’ascolto della sua voce e lo seguiremo, Egli ci condurrà alle sorgenti eterne della vita e della gioia.

La Madre di Dio, la Divina Pastora ci guardi e ci liberi dalle false dottrine diffuse ovunque nel nostro mondo, e disponga il nostro cuore ad ascoltare sempre la voce di Cristo, Pastore  delle nostre anime, che oggi parla al mondo attraverso la Chiesa e i suoi rappresentanti.

 

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