III  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

Il messaggio fondamentale che ci viene dalle letture di questa domenica riguarda l’importanza della Parola di Dio e il ruolo centrale che essa deve occupare nella vita del cristiano e dell’intera società. Nell’Antico Testamento la Sacra Scrittura è stata per gli ebrei il libro sacro per eccellenza di cui avevano una grande venerazione, perché in esso erano contenute le parole che Dio rivolgeva loro per mezzo dei profeti; ed è stato, inoltre, il punto di riferimento e la guida di tutta la vita religiosa e politica della nazione fino all’avvento del Messia.

La prima lettura ci ricorda un avvenimento di particolare importanza per Israele: il ritrovamento del libro della Legge del Signore ad opera degli esuli rimpatriati da Babilonia e la solenne proclamazione fatta a Gerusalemme. Il sacerdote Esdra, con l’aiuto di scribi e leviti, davanti a tutto il popolo, legge la Bibbia “dallo spuntar della luce fino a mezzogiorno” (Ne 2,3). Il popolo ritrova nell’ascolto attento della Parola di Dio la via di una vera conversione espressa dal pentimento fino al pianto per aver  abbandonato Dio con le continue infedeltà, e  dalla gioia di un sincero ritorno a Dio.

            Nella pienezza dei tempi, Dio non parlerà più agli uomini per mezzo dei profeti, ma attraverso il Figlio suo Unigenito fatto uomo. In Gesù il Padre manifesterà pienamente la potenza e la forza della sua parola operando segni e prodigi strepitosi. Il Vangelo odierno ci presenta Gesù che torna a Nazareth, accompagnato dalla fama di maestro autorevole e di taumaturgo. Entrato nella sinagoga di sabato, si alza a leggere le parole del profeta Isaia: “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e  mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio” (Lc 4,18). Terminata la lettura, si mette a sedere e, sotto gli sguardi di tutti, dice: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi” (ivi, 21). Le parole uscite dalle labbra divine del Salvatore sono la testimonianza più autentica che è Lui il profeta per eccellenza, la Parola del Padre inviata per svelare i misteri della sua bontà e a liberare l’uomo  dalle sue miserie. Le parole del Profeta Isaia, come tutta la storia della salvezza, acquistano in Gesù il loro pieno significato e trovano in Lui il perfetto adempimento.

C’è un fatto consolante che ci riempie di gioia: Gesù continua anche oggi ad operare la salvezza in mezzo a noi. Origene afferma che il Maestro di Nazareth non ha parlato soltanto allora nelle sinagoghe, ma continua a farlo anche nelle nostre assemblee. Gesù anche oggi, attraverso la sua Parola divina, muove i credenti al pentimento, alla conversione, alla fede, all’impegno concreto e li prepara a ricevere degnamente l’Eucaristia e gli altri divini misteri. Ma la condizione essenziale per ottenere questi frutti meravigliosi di grazia è l’ascolto umile e attento della Scrittura.

E ora poniamoci una domanda: è per noi cristiani la Sacra Scrittura il fondamento, il punto di riferimento, la legge morale che guida la nostra vita? La situazione del mondo d’oggi è veramente triste a riguardo. La stragrande maggioranza dei cristiani è disinteressata e indifferente a conoscere la Sacra Scrittura, e vive perciò in una ignoranza spaventosa. Niente di strano se tanti oggi abbracciano le sette religiose più stravaganti o s’introducono nel mondo della superstizione, della magia nera, dello spiritismo. Solo una minima parte dei cattolici ( forse il dieci per cento!) si reca di domenica in chiesa per ascoltare la parola di Dio e a partecipare all’Eucaristia. Non è da meravigliarsi se oggi vanno sparendo dalle famiglie i valori fondamentali dello spirito, ed è in atto, a livello europeo, il diabolico tentativo di cancellare dalla “Carta Costituzionale della Nuova Europa” ogni riferimento alle radici cristiane del vecchio continente. In questo modo dobbiamo rassegnarci a dover vivere in un mondo ritornato pagano da cui siamo stati liberati duemila anni fa.

L’ascolto della Parola di Dio, insieme all’Eucaristia, è il nutrimento vitale del cristiano. Per tanti credenti la Messa domenicale è l’unico tempo di ascolto della Parola divina. Non partecipare alla Messa di precetto significa  per costoro privarsi dell’istruzione religiosa necessaria e, quindi, condannarsi al deperimento spirituale col rischio della rovina completa dell’anima. Padre Pio da Pietrelcina era molto esigente su questo punto, ed era inesorabile nel cacciare via dalla confessione con un brusco: “Vattene!” quei cristiani che si accusavano di mancare alla Messa domenicale. Preghiamo il Santo del Gargano perché ottenga a tanti cristiani ormai ciechi e insensibili alle verità della fede e a tutti i popoli dell’Europa di oggi la grazia di saper accogliere con fede la Parola di Dio, eterna e infallibile, perché diventi il fondamento su cui costruire la nuova società.

 

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