DOMENICA  27  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

Il tema principale della Liturgia di questa domenica è la fede, virtù di straordinaria importanza per la vita cristiana. L’approfondita riflessione su questo tema proposta dalle letture bibliche di questa domenica, è quanto mai indicata per i nostri tempi. Non è mai stato facile credere, ma oggi corrono tempi difficili per la fede: il dubbio, lo scetticismo, l’indifferenza, sono l’atteggiamento normale delle nostre generazioni. Eppure, la fede è il mezzo che permette all’uomo di aprire il cuore, la mente, e tutta la propria vita all’onnipotenza di Dio, e permette altresì a Dio di rivelare all’uomo il suo essere e le opere mirabili del suo amore.

Alla fede fa esplicito riferimento la prima lettura del giorno. Di fronte al protrarsi delle desolate condizioni del popolo ebreo, oppresso dalla prepotenza dei nemici che lo circondano, il profeta Abacuc rivolge a Dio la sua commovente supplica: “Fino a quando, Signore, implorerò e non ascolti?” (Ab 1,2). Al lamento del profeta, il Signore risponde esortandolo alla pazienza e ad avere fiducia in Lui: un giorno, a suo tempo, Egli interverrà per fare giustizia; e allora l’iniquo soccomberà “mentre il giusto vivrà per la sua fede” (ivi, 4). Il testo citato di Abacuc mette in evidenza un aspetto fondamentale della fede: la fiducia in Dio. Credere non significa soltanto conoscere e accettare le verità che Dio ci ha rivelato per mezzo di Gesù, bensì entrare in un rapporto di piena fiducia con Lui. Il credente che si affida completamente a Dio e si lascia condurre da Lui, non perirà, ma vive con la certezza nel cuore che un giorno Dio interverrà nella sua storia personale a salvarlo, secondo i modi e i tempi da Lui stabiliti. E’ questo il segreto che permette al cristiano di raggiungere ogni traguardo.

Scrive a proposito Padre Pio da Pietrelcina: “Confidenza, adunque, torno ad inculcarvi sempre; nulla può temere un’anima che confida nel suo Signore e in lui pone la sua speranza” (Epistolario II, p. 394). Da questo prezioso ammaestramento si evince la grande necessità per il cristiano di porre tutta la fiducia e la speranza in Dio, da cui dipende il nostro bene spirituale. L’insegnamento è quanto mai valido per tutti e in ogni circostanza, anche quando in apparenza sembra che il Signore tardi ad intervenire per soccorrerci o per rimuovere le ingiustizie e il male che trionfano ovunque nel mondo.

.Nel Vangelo troviamo altri preziosi insegnamenti riguardo alla fede. Oggi, la pagina di san Luca che la Liturgia ci presenta, inizia con un’accorata richiesta degli Apostoli al Signore: “Aumenta la nostra fede!” (Lc 17,6). E’ una stupenda petizione che potremmo spesso utilizzare come giaculatoria durante il giorno, soprattutto nei momenti di difficoltà, poiché anche noi, come gli Apostoli, ci troviamo a volte con poca fede nei momenti di pericoli, di tentazione, di debolezza spirituale o di dolore. Alla richiesta degli Apostoli, il Maestro risponde: “se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (ivi). Queste divine parole del Salvatore ci lasciano profondamente stupiti e ci fanno capire che tutto è possibile a chi crede. La fede, come dono di Dio, ha in sé una forza straordinaria capace di operare cose impossibili all’uomo. Guardando ai milioni di martiri che, lungo la storia della Chiesa, non hanno esitato a dare la vita per il Signore, e al numero interminabile di santi che hanno realizzato opere grandiose con mezzi e capacità inadeguati, ci rendiamo conto che tutto è compiuto con la potenza di Dio.

E’ quanto leggiamo nell’ultima parte del Vangelo odierno; Gesù dice ai suoi: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili” (Lc 17,10). Il Maestro divino, con queste parole, ci ricorda che nella mirabile opera di conversione e santificazione delle anime, dobbiamo considerarci nient’altro che semplici strumenti, “servi inutili” della grazia divina. Nel Regno di Dio, difatti, tutto è all’insegna della gratuità, tutto è dono di Dio: la chiamata a lavorare in esso, la capacità stessa di lavorare, la crescita e l’abbondanza dei frutti spirituali, la ricompensa eterna; tutto questo non è frutto del nostro lavoro, bensì della potenza di Dio. Il cristiano, comunque, è chiamato a prestare il suo servizio, a essere operoso e fedele, a compiere tutta la sua parte gratuitamente e generosamente.

Chiediamo alla Vergine Immacolata, la “Serva del Signore”, la grazia di saper riconoscere umilmente, come Lei, di essere “servi inutili”, la grazia che accresca la nostra fede perché diventi viva, autentica, capace di offrire al mondo di oggi una testimonianza coraggiosa per tanti uomini che brancolano nell’errore, nel vizio e nelle tenebre del paganesimo.

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