DOMENICA  28  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

Viviamo in un’epoca in cui è difficile trovare chi senta il bisogno di ringraziare Dio. Abituati come siamo a ricevere tutto dalla società, diamo per scontato che anche Dio debba esaudirci e compiere miracoli, quasi fosse appunto un nostro diritto, per ogni cosa che gli chiediamo. Al contrario, la Liturgia di questa domenica ci insegna che il cristiano, attraverso la luce della fede, intuisce che tutto viene da Dio, tutto è grazia, tutto è dono del suo amore. Da questa percezione, sgorga naturale dal cuore del credente il desiderio di lodare e di ringraziare il Signore. I due miracoli raccontati dalle letture di oggi mirano, appunto, a farci comprendere che la lode e la gratitudine verso Dio sono l’espressione naturale della fede. In altri parole, la fede porta necessariamente al ringraziamento.

La prima lettura racconta il commovente episodio della guarigione di Naam, capo dell’esercito del re di Damasco. Ammalato di lebbra,  Naam segue il consiglio di una ragazza ebrea di andare in Israele dove c’è un uomo di Dio, capace di guarirlo: Eliseo. Giunto dal profeta con ricchi doni, aspettandosi ben altri riti, resta deluso, anzi indignato, quando Eliseo gli ordina semplicemente di bagnarsi sette volte nelle acque del fiume Giordano per guarire. Ma poi, convinto dal suo seguito di accettare, si umilia, obbedisce all’ordine del profeta e si ritrova perfettamente guarito. In quel momento gli occhi del pagano si aprono alla fede nel vero Dio, e pieno di gioia esclama a gran voce: “Ebbene, ora so che non c’è Dio in tutta la terra se non in Israele” (2Re 5,15). La fede gli fa germogliare nel cuore la riconoscenza più grande verso il Signore, al quale offrirà un sacrificio di ringraziamento, e verso il profeta.

Al racconto del miracolo di Naaman, fa seguito quello della guarigione di dieci lebbrosi narrato dal Vangelo di oggi. Costretti a vivere fuori dell’abitato, i lebbrosi di allora si riunivano in piccole comunità che la sventura accomunava senza alcuna distinzione di classe, di nazionalità o di religione. I dieci menzionati dal Vangelo si avvicinano in gruppo verso il luogo dove stava per passare Gesù e, a una certa distanza, cominciano a gridare: “Gesù Maestro, abbi pietà di noi!” (Lc 17,13). E’ un grido di fiducia in Gesù, nel quale ripongono tutta la loro speranza. Quel grido tocca il Cuore compassionevole di Cristo e viene esaudito. Tuttavia il Signore, per provare la loro fede, prima ancora di guarirli, ordina loro di presentarsi ai sacerdoti, ciò che invece si faceva solo a guarigione avvenuta, come prescriveva la Legge. I lebbrosi obbedirono e “mentre essi andavano, furono sanati” (ivi, 14).

Inspiegabilmente, però, dei dieci guariti, solo uno, e per di più un samaritano, ossia uno straniero, sente il dovere di tornare indietro per ringraziare. Al vederlo Gesù constata con amarezza: “Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono” (ivi, 17). Gli altri nove non sono tornati perché non hanno una fede matura, capace di far loro scoprire il grande dono che hanno ricevuto e da chi viene il dono. Hanno una fede ancora interessata: vogliono il miracolo solo per guarire. Manca loro quella fede umile e riconoscente che li fa tornare al divino Benefattore. Ma non  meravigliamoci dell’ingratitudine dei lebbrosi, poiché tanti oggi agiscono allo stesso modo nei confronti di Dio: vogliono grazie e miracoli, ma non vedono in essi il segno dell’amore compassionevole e accondiscendente di Dio verso l’uomo, per cui non sentono il bisogno di ringraziarlo. La gratitudine, al contrario, è un dovere di giustizia e il Signore la esige da noi. Più grandi sono i doni che riceviamo, più grande deve essere anche la nostra riconoscenza.

L’ingratitudine è uno degli atteggiamenti dell’uomo che più fanno soffrire il Cuore del nostro Salvatore, come Egli stesso più volte ha manifestato. Nulla fa maggiormente soffrire Dio quanto l’amore non corrisposto. Dio riversa il suo infinito amore sull’uomo continuamente, e questi rimane insensibile e indifferente. Com’è diversa, invece, la riconoscenza dei Santi ai doni di Dio! Ecco quanto scrive a proposito Padre Pio da Pietrelcina: “Nel vedermi indegno dello sguardo divino da una parte e nel vedere le divine beneficenze verso di me dall’altra, il mio cuore non riesce a contenersi, non può rimanersene insensibile, Accetti egli l’omaggio della mia riconoscenza: sia mille volte benedetto, onorato glorificato, lodato in cielo ed in terra come ne è degno” (Epistolario I, p. 620). Impariamo da san Pio a ringraziare il Signore per le grandiosi opere della creazione, della Redenzione e della santificazione che Egli compie in noi. Il nostro Santo ci ottenga dalla Vergine Maria, la grazia di trasformare, col suo Magnificat, tutta la nostra vita in un inno perenne di lode e di ringraziamento a Dio.

 

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