DOMENICA  29  DEL  TEMPO ORDINARIO

 

            La Liturgia di questa domenica ci riporta sul tema della preghiera, invitandoci a riflettere in particolar modo sull’aspetto della necessità di pregare sempre, senza stancarci mai. I documenti della Chiesa, la vita dei Santi e l’esperienza quotidiana ci insegnano che la preghiera è l’elemento più essenziale della vita del cristiano. E’ la chiave che ci ottiene ogni bene, ogni grazia da Dio. Da essa dipende la nostra crescita spirituale. Senza l’aiuto della preghiera, non possiamo compiere un solo passo nel campo soprannaturale, né possiamo raggiungere le mete della salvezza e della santificazione. Da questo si comprende la necessità della preghiera e della preghiera costante.

            La prima lettura ci ricorda l’episodio della vittoria degli Israeliti sugli Amaleciti. In quella occasione non fu tanto il valore del grande condottiero Giosuè la causa della vittoria sui nemici, quanto l’efficace intervento della preghiera perseverante di Mosè. “Quando Mosè alzava le mani, - racconta il testo - Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek” (Es 17,11). Solo quando, aiutato da Aronne e da Cur, Mosè riuscì a tenere le mani sempre alzate fino a sera, “Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo” (ivi, 13). E’ un esempio luminoso della forza straordinaria della preghiera. Alla luce di questo episodio, è facile cogliere il ruolo primario che essa deve avere nei rapporti con l’attività dell’uomo. La preghiera incessante di Mosè non solo ha sostenuto Giosuè nella battaglia, ma è stata determinante per la vittoria. E’ questo un grande insegnamento per tanti cristiani del nostro tempo. Oggi si assiste con rammarico al predominio della vita attiva, dell’apostolato frenetico sulla orazione. Il grave rischio di questo fenomeno per il cristiano è che, il più delle volte, l’apostolato si trasforma in attivismo, e la preghiera viene ad occupare l’ultimo posto o, peggio, viene ritenuta inutile e una perdita di tempo.

Il tema della preghiera incessante viene ribadito anche dal Vangelo di oggi. Con una parabola di grande efficacia, Gesù ci inculca “il dovere di pregare sempre, senza mai stancarsi”  (Lc 18,1). Il modello di questa preghiera viene impersonificato da una povera vedova che, vittima di soprusi, si reca da un giudice per ottenere giustizia; ma il giudice è un uomo “che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno” (ivi, 2). Eppure la debole e povera vedova non si scoraggia. Ogni giorno va a bussare alla porta dell’uomo, fino a quando questi, stanco dell’insistenza della donna, si arrende e le concede quanto aveva chiesto. L’insegnamento del Vangelo è molto chiaro. Gesù ha scelto l’immagine del giudice iniquo perché, nell’abissale contrasto, risaltasse con maggiore evidenza la paterna figura di Dio e la sua infinita bontà: se un giudice, così duro e iniquo, è capace di accogliere la supplica insistente di una povera vedova, quanto più Dio, che è Padre ed è infinitamente buono, ascolterà le nostre preghiere.

Perché Gesù nel Vangelo ci esorta a pregare sempre? Perché sa che l’uomo ha un bisogno assoluto e continuo di Dio, ossia di essere costantemente sostenuto dalla sua grazia. E il modo per ottenere il suo aiuto è soltanto attraverso la preghiera. Nella preghiera, infatti, il cristiano trova la forza interiore per combattere le passioni, per purificare il proprio cuore, per lottare continuamente contro le tentazioni, per alimentare la fede, per crescere nelle virtù e nel desiderio costante della santità. L’assoluta necessità in cui continuamente ci troviamo, deve spronarci a seguire l’esempio della vedova: a pregare con insistenza e perseveranza. Ma, al contrario della vedova, noi abbiamo  la grazia di trovarci non dinanzi a un giudice iniquo, ma a un Padre amoroso sempre pronto ad ascoltarci. E questo deve aprire il nostro cuore a pregare con una fiducia illimitata.

In Padre Pio da Pietrelcina troviamo un esempio luminoso di preghiera filiale e incessante. E’ stato definito l’uomo fatto preghiera, colui, cioè, che propiziava continuamente per la salvezza dei fratelli. Quante grazie ha ottenuto dalla Madonna con la recita continua di Rosari! Pregava senza stancarsi mai! Pochi come lui, perciò, hanno sperimentato l’efficacia della preghiera perseverante e possono, quindi, insegnarci a pregare. Ecco cosa scrive a proposito: “Prega con perseveranza, con fiducia” (Epistolario III, 452). E in un altro testo: “Avviciniamoci a questo paterno cuore pieni di fede e con filiale abbandono” (Epistolario IV, p. 144). Alla scuola del nostro Santo, impariamo a pregare, a rivolgerci costantemente al Signore con fiducia incondizionata, ben convinti che la preghiera fatta con fede e perseveranza è sempre efficace.

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