DOMENICA  XXXI DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

        Non deve sorprendere se la Chiesa spesso ripropone alla nostra riflessione, come lo fa anche oggi, il tema sull’amore  misericordioso di Dio. Il motivo fondamentale di questo frequente ritorno è perché Dio è essenzialmente misericordia e l’uomo, nella sua debolezza, ha un continuo bisogno di misericordia. Nell’uomo, infatti, tutto è opera dell’amore misericordioso di Dio. La creazione, la Redenzione, la santificazione sono atti tenerissimi di misericordia con cui Dio ancora oggi continua a salvare e a perdonare l’uomo. Le letture odierne ne mettono in evidenza l’aspetto più commovente: l’amore compassionevole verso i peccatori, che sono i più bisognosi del suo perdono.

            Questo concetto lo troviamo, in qualche modo, già espresso nella prima lettura. Il brano, tratto dal libro della Sapienza, ci ricorda che Dio è il “ Signore, amante della vita” (Sap 11,26). Egli, infatti, ama tutte le cose esistenti che ha creato, ma ama soprattutto l’uomo, al quale rivolge le più paterne premure del suo amore misericordioso: ha compassione di lui, gli perdona i peccati, malgrado le sue infedeltà, e continua ad amarlo “in vista del pentimento” (ivi, 23).

            L’episodio della conversione di Zaccheo narrato dal Vangelo di oggi, ci presenta, in modo più concreto ed esplicito, un esempio luminoso dell’amore di Dio verso i peccatori. Il commovente racconto può essere considerato una traccia del cammino spirituale che ogni cristiano deve percorrere per raggiungere la vera conversione del cuore. Il Vangelo dice che Zaccheo era il capo dei pubblicani, ossia degli esattori delle tasse, categoria di persone tra le più odiate del paese. Ma Gesù, che è l’incarnazione stessa della misericordia divina, non fa differenza di persone. Il suo amore misericordioso abbraccia tutti, specialmente i peccatori. Nel Vangelo di oggi, infatti, viene chiaramente detto che Gesù “ è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10).      

            Nel cammino di conversione, è sempre Dio a compiere il primo passo verso l’uomo. Per Zaccheo, la prima grazia è stata quella del passaggio non casuale di Gesù per la sua città. Ma la grazia esige corrispondenza. E Zaccheo risponde con prontezza: decide subito di voler vedere Gesù  e di andargli incontro. E il Maestro, che legge nei cuori, vista la buona disposizione di Zaccheo e la sua apertura alla grazia, gliene offre un’altra: passa sotto l’albero dove era salito; si ferma, lo guarda con intenso amore e gli dice: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5). Quale sconvolgimento interiore gli avranno provocato queste parole di Gesù! Con questa nuova grazia, Gesù entra nel cuore di Zaccheo, ormai aperto e disposto ad accoglierlo, e lo conquista definitivamente a sé. La risposta di Zaccheo a questa nuova e inaspettata grazia non si fa attendere: “In fretta scese – dice il Vangelo - e lo accolse con gioia” (ivi, 6). Zaccheo non è più l’uomo di prima. E’ avvenuto ormai in lui un cambiamento così radicale che ha segnato per sempre  la sua vita. Come risultato della conversione, avverte subito nel profondo del cuore una gioia mai provata. Con Gesù ha trovato il tesoro più grande. Alla luce della grazia della conversione poi, Zaccheo vede chiaramente le ingiustizie, gli abusi e i soprusi da lui commessi, e immediatamente mette a disposizione i suoi beni: “Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco  quattro volte tanto” (ivi, 8).  La conversione ora è completa, poiché, oltre al cuore, ha toccato anche la vita pratica. Gesù conclude l’episodio, confermando l’avvenuto evento di salvezza: “Oggi la salvezza è entrata in questa casa” (ivi, 9).

L’episodio della conversione di Zaccheo ci invita a riflettere anzitutto sulla grandezza della misericordia di Dio. Con quanta efficacia essa opera nelle anime, non solo al momento iniziale della conversione, ma continuamente! In pratica, non esiste momento, senza che il cristiano riceva il benefico influsso di questa presenza misericordiosa e paterna di Dio. Padre Pio, consapevole dell’amore immenso del Signore verso di noi, ci esorta vivamente a ringraziare “la misericordia del Padre celeste”  per i “ divini benefizi usativi dalla grazia di Gesù” (Epistolario II, p. 218). Il Santo paragona l’opera stupenda della divina misericordia in noi alle tenere premure di un padre che “con affetto ammirabile”  non lascia neppure un istante i suoi figli. “Osservate – scrive san Pio - gli amorosi tratti di questo sì buon Padre (…). Egli vi sta sempre d’intorno, vi governa, vi guarda, vi sostiene, onde non venga rovesciata la vostra volontà dai nemici” (ivi). Il Santo del Gargano ci ottenga dalla Vergine Maria la grazia di poter esprimere, col suo Magnificat, la nostra gratitudine al Signore per i doni che riceviamo dalla sua misericordia, di saper accogliere, come Lei, con prontezza e gioia, le grazie divine, e di farle fruttificare in noi per il bene delle anime.

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