XIII  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO - Anno C

La vita del cristiano è un cammino di sequela sui passi di Gesù. Oggi la Parola di Dio mette in risalto la caratteristica fondamentale di questa scelta: un’adesione incondizionata e definitiva alla Persona di Gesù. Chi sceglie di seguire il Maestro divino deve essere pronto a condividere fino in fondo le esigenze della sua vita e della sua missione.

            Nella prima parte del Vangelo odierno leggiamo che Gesù “si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Lc 9,51), ossia intraprese verso la Città santa quel lungo viaggio che terminerà con la sua morte in croce. Tutta la sua vita fu un cammino verso la croce. Ogni tappa fu contrassegnata dal rifiuto e dall’incomprensione: a Betlemme prima di nascere, a Nazaret all’inizio del suo ministero; a Gerusalemme da parte dei capi religiosi del popolo; e, come si legge oggi nel Vangelo, in Samaria. Gesù manda i suoi discepoli in questa regione affinché gli preparino la strada, ma i samaritani si rifiutano di accoglierli. Gli apostoli Giacomo e Giovanni, sdegnati, volevano chiedere “un fuoco dal cielo” (ivi, 54) che li consumasse. Ma nel cuore del Maestro non c’è spazio per l’odio, lo sdegno, il rancore, i risentimenti, nemmeno per chi lo rifiuta, l’offende, lo odia o gli è indifferente. Nel suo Cuore divino c’è solo spazio per l’amore e il perdono. Egli continua il suo viaggio senza lasciarsi intimorire dagli ostacoli, deciso a portare a termine la missione affidatagli dal Padre: la salvezza dell’umanità. Quali fulgidi esempi di coraggio, di fedeltà e di perseveranza ci offre la divina condotta di Gesù! Quali preziosi insegnamenti sono per il nostro cammino spirituale!

            Nella luce del viaggio di Gesù verso Gerusalemme, comprendiamo come e quale deve essere anche il cammino del cristiano. I tre episodi narrati dal Vangelo mettono in evidenza le condizioni radicali di distacco necessarie per diventare discepoli di Cristo. La prima condizione è di condividere i disagi della sua povertà: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (ivi, 58). Chi si mette alla sequela di Gesù non può aspettarsi sicurezza e vantaggi terreni. La seconda è il distacco radicale perfino dalle persone più care: “Lasci che i morti seppelliscono i loro  morti; tu và e annunzia il regno di Dio” (ivi, 60). La terza condizione è la costanza. Gesù esige, da chi si mette al suo servizio, un distacco totale, immediato, senza ripensamenti o nostalgie: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio” (ivi, 62).

            Certo, non tutti sono chiamati a seguire il Signore allo stesso modo. Vi sono di quelli che sono scelti da Dio per una missione particolare nella Chiesa (come gli apostoli, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, i consacrati); da questi ovviamente il Signore esige un modo più radicale di seguirlo. Ma tutti indistintamente siamo chiamati, in forza del Battesimo e della vocazione universale alla santità, a seguire Gesù; e per tutti la sequela di Gesù richiede un taglio netto con la vita passata, un cuore distaccato dalle realtà terrene e dal vecchio mondo. Ogni attaccamento, infatti, potrebbe ostacolare o compromettere il nuovo cammino.

E’ di fondamentale importanza per il cristiano accettare l’invito del Maestro e impegnarsi a seguirlo fedelmente. Oggi, invece, non sono pochi i cristiani che, preoccupati dei propri interessi, rifiutano, come i samaritani, l’invito di Gesù e orientano la propria vita verso fini puramente terreni; e non mancano, purtroppo, anche di quelli che, pur cominciando con entusiasmo a seguire il Maestro, poi si perdono lungo la strada, rinnegando la propria vocazione. E’ questo il dramma di molti chiamati. Certo, le vie del Signore sono misteriose e infinite. Egli trova sempre il modo come realizzare i suoi fini. Ma che ne sarà di tanti cristiani e anime consacrate che si sono resi colpevoli di non aver corrisposto alla chiamata di Dio, di aver sciupato le sue grazie e di non aver seguito Gesù fino in fondo? Riflettiamo seriamente. La fedeltà alla chiamata di Dio è un argomento che interessa tutti i cristiani.

            A proposito di fedeltà, Padre Pio da Pietrelcina era molto esigente con i suoi figli spirituali. Spesso richiamava sacerdoti, confratelli e laici a rendersi conto della grandezza della loro vocazione e li esortava a corrispondervi fedelmente. Così scrive a un religioso: “Studiamoci adunque di sempre meglio rispondere alla nostra vocazione e farci davvero santi. Le grazie, che Gesù ci va facendo per questo, piovono a fiumana su di noi” (Epistolario IV, p. 322). Ecco allora qual è il nostro principale dovere: essere fedeli alla nostra vocazione e perseverare in essa sino alla fine! Da questo, infatti, dipende la salvezza della nostra anima e quella di tante altre. 

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