XVI  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

“Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con ne” (Ap 3,20).  Queste mirabili parole di Gesù, tratte dal libro dell’Apocalisse, rivelano uno dei misteri più ineffabili dell’amore di Dio: il desiderio di farsi conoscere dall’uomo e di essere da lui accolto, ospitato. Nell’Antico Testamento Dio ha manifestato all’uomo l’identità del suo essere solo in modo velato, ma lo ha fatto pienamente quando è disceso dal cielo, si è degnato di rivestirsi della nostra carne e di abitare in modo permanente in mezzo a noi. A questo fanno riferimento i due episodi narrati dalle letture del giorno.

La prima lettura racconta il bellissimo episodio di Abramo che ospita presso la sua tenda il Signore venuto a visitarlo sotto la veste di tre misteriosi personaggi. “Mio Signore, - esclama Abramo - se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo (…). Accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore” (Gen 18,3-5). Le parole che Abramo rivolge al Signore esprimono il rispetto, l’umile confidenza, l’ardente desiderio di ospitare Dio e di accoglierlo nella sua tenda.

            Anche il Vangelo del giorno racconta un episodio simile. Mentre era in viaggio verso Gerusalemme, Gesù fa sosta nel villaggio di Betania e chiede ospitalità alla casa del suo amico Lazzaro, dove le sorelle Marta e Maria accolgono con grande gioia l’inaspettata visita dell’Ospite divino. La loro premurosa accoglienza, come quella di Abramo, è un esempio di ospitalità delicata e piena d’amore, anche se espressa con atteggiamenti diversi. Maria va subito a sedersi  ai piedi di Gesù; non vuole perdere la grande occasione di questo incontro inatteso con il Maestro per inebriarsi della sua divina presenza: tutta assorta, ascolta con umile e docile attenzione le parole della Verità che le penetrano profondamente nel cuore. Marta, invece, come padrona di casa, pensa subito a preparare un buon pranzo al Signore. L’improvvisa venuta di Gesù e dei suoi amici la rendono però tanto preoccupata per le cose da preparare da chiedere a Gesù di intervenire perché la sorella l’aiuti. Ma il Maestro le risponde: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10,41-42).

Con queste sublimi parole, la Sapienza divina loda l’esemplare atteggiamento di Maria divenuto, da allora in poi, simbolo delle anime che mettono Dio e l’ascolto della sua Parola al primo posto nella loro vita, e rimprovera Marta per il suo troppo preoccuparsi e agitarsi, fino a lasciarsi sommergere dal lavoro, trascurando l’essenziale: la presenza di Gesù in casa sua. Una delle caratteristiche del mondo di oggi è l’attivismo. Preso dalla smania di compiere opere sempre più grandiose, l’uomo pare che non abbia tempo di fermarsi e di riflettere sulle realtà davvero fondamentali della vita: conoscere Dio, ascoltarlo, amarlo, incontrarsi con Lui. Ma il Signore oggi potrebbe rivolgere lo stesso rimprovero fatto a Marta anche a tanti cattolici che trascorrono le loro giornate in un lavorare continuo, senza porre alcuna attenzione al Signore; la stessa preghiera, l’ascolto della Messa, le Comunioni sono fatte spesso con mente distratta e dissipata. Dobbiamo, invece, tenere il cuore e la mente sempre rivolti a Lui, nella preghiera, nel lavoro, in ogni avvenimento e situazione; metterci in ascolto continuo della sua divina Parola per essere pronti ad accoglierlo con grande gioia e a trattenerlo come Ospite divino nella nostra anima. Beate quelle anime che, imitando la Vergine Immacolata, sanno ascoltare con gioia la sua Parola, aprono il loro cuore alla venuta del Signore e lo accolgono con amore!

Il segreto della santità di Padre Pio da Pietrelcina è consistito nel vivere in continua unione di mente e di cuore, di sentimenti e di volontà con Gesù. Il fuoco di amore divino che gli bruciava nel cuore teneva sempre pronta la sua anima ad accogliere il Signore dentro di se con gioia inesprimibile. Tale segreto lo raccomandava vivamente anche ai suoi figli spirituali: “Procurate intanto – scrive Padre Pio - nel corso del giorno di appartarvi, (…). E così mentre la bontà del divino Sposo viene dimenticata dalla maggior parte delle sue creature, fatte a sua immagine, noi ci teniamo con tali ritiri e con tali pratiche sempre a lui vicini” (Epistolario II, p. 176). Preghiamo il nostro Santo perché ci trasmetta la sua sete e fame di Dio, quel bisogno incessante di unirsi a Gesù, perché la Parola divina penetri profondamente nel nostro cuore e ci disponga poi a renderla pratica di vita nell’obbedienza alla santa Volontà di Dio.

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