XII  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

La Parola di Dio di questa domenica ci offre l’occasione di approfondire il tema dell’identitá di Gesú, ossia di conoscere piú a fondo il mistero della sua Persona e della sua missione. Il Maestro di Nazaret é una figura straordinaria, inesauribile, non basta una vita per comprenderlo. Oggi le letture bibliche sollevano un pò il velo del suo mistero, lasciando trasparire bagliori di luce che non solo arricchiscono la nostra conoscenza, ma ci invitano altresí a metterci seriamente sulla strada del rinnegamento da Lui scelta.

Racconta oggi il Vangelo che Gesú, al termine del suo primo anno di ministero,  riunisce i discepoli intorno a sé “in un luogo appartato a pregare” (Lc 9,18). Questo bisogno di pregare con i suoi, come giá in altre simili circostanze, denota l’importanza di cio’ che il Salvatore sta per compiere. E’ infatti un momento particolare: Egli sta per rivelare il mistero della sua vera identitá. Ma prima fa un sondaggio di opinione, chiedendo ai suoi che cosa gli altri pensano di Lui (cf Lc 9,18). I discepoli non hanno difficoltá a riferire le opinioni correnti sul suo conto. Lontana dal comprendere chi é Gesú, la gente lo identifica a qualcuna delle grandi figure del passato: Giovanni il Battista, Elia o uno dei profeti. Poi Gesú, rivolgendosi agli Apostoli, dai quali si aspetta una risposta piú chiara perché testimoni dei suoi miracoli e dei suoi insegnamenti, chiede loro: “Ma voi, chi dite che io sia?” (ivi, 20). L’apostolo Pietro, illuminato dallo Spirito Santo, risponde per tutti: “Il Cristo di Dio” (ivi). E’ la prima, esplicita professione di fede nella divinitá  di Gesú. Ma anche la risposta di Pietro non ne esaurisce fino in fondo il mistero. Il Maestro divino, allora, interviene per completare e per rivelare il senso profondo della sua messianicitá, annunciando che Egli “deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, essere messo a morte” (ivi,  22). Ecco la sua vera identitá: Egli é veramente il Messia inviato dal Padre, ma é un Messia che sará “crocifisso”, ossia che salverá l’umanitá attraverso il dolore e la morte di croce.

Per i discepoli questa rivelazione fu dura e sconvolgente. Essi, come i loro connazionali, pensavano a un Messia politico. Ma Gesú non accetterá mai di essere quello che gli altri pensavano di Lui; Egli sará solo quello che il Padre vuole: il Messia umile e « trafitto », di cui ci parla oggi la prima lettura. Gesú sa che la fedeltá a questa decisione gli procurerá molta sofferenza, e infine una morte violenta. Tuttavia Egli accetta liberamente questa conseguenza, pur di rimanere fedele al Padre. La morte di Gesú sulla croce rivela tutta la potenza dell’amore di Dio per l’uomo, un amore piú forte del peccato e della morte stessa, un amore che diventa, anzi, sorgente della vita divina nell’uomo. Questa mirabile rivelazione non solo spiega il motivo profondo dell’Incarnazione del Figlio di Dio, ma illumina anche tutto il cammino del cristiano: questi, infatti, é chiamato a seguire la strada della rinuncia e della sofferenza che Gesú ha tracciato, l’unica che conduce alla salvezza.

Oggi, purtroppo, vi sono cristiani che fanno fatica a credere nella divinitá di Gesú; vi sono altri che rifiutano la sua identitá di Messia sofferente; ma molto di piú sono coloro che non vivono il mistero della croce nella loro vita. Ricordiamoci che se non camminiamo per la strada della rinuncia e della sofferenza, non possiamo essere diecepoli di Cristo. Lo afferma oggi Gesú nel Vangelo con parole chiare e incisive: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (ivi, 29). E’ questo dunque il primo dovere del cristiano che vuole seguire Gesú : rinnegare se stesso, ossia immolare e crocifiggere anzitutto l’orgoglio in tutte le sue forme e lottare contro le passioni e le affezioni al peccato.

Padre Pio da Pietrelcina ci ricorda questo dovere fondamentale con l’espressiva immagine della morte dell’uomo vecchio : « Studiati dunque di far morire in te i residui dell’uomo vecchio che semrpe cerca di voler rivivere » (Epistolario III, p. 790). Accogliamo l’invito del Santo e impegniamoci a distruggere in noi tutti i « residui » dell’uomo vecchio, ossia anche le piú piccole trasgressioni e tendenze cattive della nostra natura corrotta, ribelle e incline al male, per essere liberi di seguire piú facilmente il Signore. In mezzo a un mondo che preferisce idoli e promesse ingannevoli, imitiamo l’esempio di Padre Pio : mettiamoci ogni giorno sui passi di Gesú e rimaniamo fedeli a Lui. La Vergine Immacolata ci aiuti a perseverare fino alla fine.

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