XIX  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO - Anno C

 

            La Parola di Dio di questa domenica ci ricorda che la vita del cristiano sulla terra è un cammino di attesa verso l’incontro finale con il Salvatore. Alla luce della fede, il cristiano scopre che l’esistenza umana è ordinata alla vita eterna del Cielo e che Dio, sempre fedele alle sue promesse, certamente porterà a compimento anche in noi, al termine della nostra vita terrena, l’opera della salvezza. Inoltre, il Vangelo di oggi c’insegna che, in questo viaggio verso l’eternità, è necessario tenerci sempre pronti, perché il Signore verrà come un ladro, improvvisamente, e ci chiederà conto della nostra vita.

L’opera salvifica compiuta in noi da Dio esige una risposta di fede, ossia che noi crediamo fermamente alle promesse divine. La prima lettura descrive uno dei momenti culminanti della storia della salvezza: la notte fatidica che segnò la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù, perché credette alle promesse fattegli da Dio, e lo sterminio degli Egiziani che si erano rifiutati di credere alla parola del Signore indirizzata loro per mezzo di Mosè. (cf . Sap 18,6).

Su questa traccia si muove anche il brano della seconda lettura che esalta la grande figura di Abramo, considerato il padre dei credenti. Tutta la sua vita fu scandita da una fede straordinaria nelle promesse divine. “Per fede – afferma la lettera agli Ebrei – Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8). La fede mosse il santo patriarca, senza figli e già segnato nell’età, a credere nelle promesse di Dio che da lui sarebbe nato “una discendenza numerosa come le stelle del cielo” (ivi, 12); e, messo alla prova, fu pronto a offrire il suo unico figlio, Isacco, l’erede delle stesse premesse, convinto che “Dio è capace di far risorgere dai morti: per questo lo riebbe” (ivi, 19).

Nella prima parte del Vangelo odierno, Gesù, in un discorso rivolto ai suoi discepoli, li esorta a non temere nulla, bensì ad avere fede nel Padre celeste, il quale darà i beni eterni come ricompensa a coloro che lo amano e lo seguono fedelmente in questa vita terrena; allo stesso tempo, raccomanda loro di vivere distaccati dalle ricchezze terrene e protesi verso i beni del Cielo: “Fatevi borse – insegna Gesù - che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, (…). Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12,33-34).

Nella seconda parte del Vangelo, il Salvatore ci ricorda una verità alla quale pensiamo poco: la vita umana termina con il  giudizio di Dio, dal quale dipende la sorte eterna di ognuno. Il tempo che ci resta da vivere può essere breve. Per questo, ci esorta a vegliare assiduamente, tenendoci sempre pronti in vista di questo incontro: “Siate pronti, - afferma Gesù - con la cintura ai fianchi e le lucerne accese” (ivi, 35). La vita è un tempo di combattimento spirituale; bisogna tenere sempre “la cintura ai fianchi” per meglio operare, e avere le “lampade accese” per vegliare e attendere  lo Sposo, appena viene e bussa alla porta. La parabola dell’amministratore fedele, narrata da Gesù nell’ultima parte del Vangelo, è un severo ammonimento per coloro che occupano posti di responsabilità. Anche per essi il prolungarsi dell’attesa non deve ingenerare negligenza nei propri doveri o abuso della propria posizione. Il giudizio di Dio sarà doppiamente severo con questi ultimi.

Oggi notiamo con rammarico che l’uomo fa fatica a vivere secondo questa pagina del Vangelo. L’unica preoccupazione per molti cristiani è di “stare bene”, di pensare alle realtà della vita presente, senza darsi pensiero di prepararsi all’incontro con il Redentore. Non fa meraviglia, perciò, se oggi tanti cristiani non hanno più “lampada” né “cintura”, anzi hanno smarrito perfino il sentiero che conduce alla patria beata. Quale grave sciagura per un cristiano terminare in modo così miserabile la propria esistenza, deludendo le attese di Dio che pensava di compensarlo nel suo Regno con una beatitudine senza fine!

Le parole del Vangelo odierno trovano un’eco mirabile in Padre Pio da Pietrelcina. La sua vita ha avuto un solo desiderio: conquistarsi e far conquistare il Regno dei cieli. Era solito ammonire i suoi figli spirituali di stare attenti e di vigilare, perchè il tempo della vita terrena è di preparazione alla vita eterna e va utilizzato per salvarsi e santificarsi. Il pensiero del nostro Santo è chiaro anche nei suoi scritti: “Poco deve importare – scrive - ai figli di Dio il vivere questi brevissimi momenti che passano, purchè eternamente vivano nella gloria con Dio” (Epistolario III, p. 826). Seguiamo l’invito del Serafino del Gargano e diamo importanza assoluta all’impegno costante di lavorare sulla terra per prepararci un posto in Paradiso.

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