4a Domenica di Avvento

 

In questa ultima domenica di Avvento, la Chiesa ci presenta, come modello insuperabile di preparazione alla festa ormai vicina del santo Natale, la figura della Vergine Maria nella luce radiosa della sua fede profonda vissuta nell’obbedienza continua e amorosa alla volontà di Dio. Le letture di questa domenica ci rivelano il modo inaspettato con cui Dio porterà a termine la salvezza dell’uomo: attraverso l’annientamento del suo Figlio Unigenito e l’incondizionata obbedienza  dell’umile Vergine di Nazareth.

La prima lettura contiene il passo della famosa profezia di Michea che indica con precisione il luogo dove nascerà il Messia: “E tu Betlemme di Efrata così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele” (5,1). Il brano rivela chiaramente che la strada scelta dal Padre per salvare l’uomo è quella dell’umiltà e del nascondimento. Difatti, il Messia che è destinato a dominare “fino agli estremi confini della terra” (ivi 3) nascerà a Betlemme, un piccolo e sconosciuto paese della Giudea.

Alla profezia di Michea fa riscontro la pagina stupenda della lettera agli Ebrei, riportata nella seconda lettura della Messa. In essa leggiamo che il Figlio di Dio, in sostituzione dei sacrifici antichi non più graditi al Padre, offre liberamente se stesso come sacrificio di espiazione per la salvezza dell’uomo. Al momento di incarnarsi nel grembo verginale di Maria, Egli fa proprie le parole del Salmo e dice al Padre: “Ecco, io vengo …per fare, o Dio, la tua volontà” (10,7).  Gesù ha realizzato alla perfezione il sacrificio di se stesso, ossia l’offerta costante a Dio della propria volontà. L’obbedienza, infatti, alla volontà del Padre sarà il motivo profondo di tutta la sua vita: dalla nascita in povertà e umiltà alla morte infame sulla croce. L’obbedienza di Gesù trova un’eco perfetta nell’obbedienza della Vergine di Nazareth, disposta ad accettare senza riserve la proposta dell’Angelo di diventare la Madre del Salvatore: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me  quello che hai detto” (Lc 1,38). Anche la vita dell’Immacolata, come quella di Gesù, fu una continua e incondizionata offerta di se alla divina volontà. 

Nella pagina del Vangelo odierno san Luca narra il bellissimo episodio della visita della Madonna alla cugina Elisabetta. L’anziana parente, sotto l’azione dello Spirito di Dio, dopo aver riconosciuto in Maria “la madre del… Signore” (ivi), ne proclama la beatitudine più eccelsa:  “E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). Queste arcane parole spiegano il segreto della grandezza di Maria: la sua fede. Ha creduto senza esitare all’annunzio di cose grandi e mirabili e negli episodi sconcertanti e oscuri della sua esistenza.

L’uomo ha sentito sempre molto vivo il bisogno della salvezza, perché ha la chiara consapevolezza del limite del mondo in cui è chiamato a vivere, ma ha un suo modo per raggiungerla. Lavorando con un dinamismo mai conosciuto, egli pensa che la salvezza del mondo è nelle sue mani, perciò si affanna a trasformarlo e ad assoggettarlo. In realtà l’uomo ha bisogno di ritrovare il vero rapporto con Dio, senza il quale non avrebbe più senso anche la sua stessa vita.

La Chiesa, in Maria, offre un sublime modello di fede, come risposta all’uomo di oggi in cerca di salvezza. Ella c’insegna a dare la nostra piena adesione alla volontà di Dio, anche quando questa è incomprensibile e si è tentati di ribellarsi. Padre Pio da Pietrelcina, in uno scritto a una figlia spirituale, ci esorta a credere sempre senza mai scoraggiarci, soprattutto nei momenti di prova: “Sì, figliuola, non ti scoraggiare se lo stato della prova andrà sempre crescendo: tu credi sempre e poni il tuo cuore in alto e stai sicura… Non vi è Dio che regola tutto e tutto dispone per nostro maggior bene?” (Epistolario III, p. 401). Queste parole incoraggianti ci dispongano a saper accettare sempre e con gioia le disposizioni della divina volontà.

Molti, in questi giorni, spinti dai ricordi dell’infanzia, si preparano al Natale costruendo il presepe in casa e, magari, partecipando poi, a suo tempo, alla Messa di mezzanotte. Per tante anime il Natale si riduce  solo a questo. La parola “Natale”, invece, significa “nascita”. Non illudiamoci di celebrarlo senza cominciare una vita nuova. Se abbiamo il cuore indurito dai peccati, non esitiamo a farvi germogliare la vita del Figlio di Dio con una salutare Confessione. Per chi dubita o non ha fede, sappia che è possibile ricominciare, pregando con cuore sincero e avvicinandosi alla Madonna. Vicino a Lei impareremo a celebrare il mistero della nascita di Gesù, a credere fermamente in Lui e ad amarlo con la forza ardente del suo amore. La festa del Natale trovi il nostro cuore  pronto, come la culla di Betlemme, ad accogliere Gesù Salvatore. 

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