ASCENSIONE  DEL  SIGNORE

 

Il mistero dell’Ascensione di Gesù al cielo che oggi celebriamo può essere considerato come l’ultimo atto della vita terrena del Salvatore a compimento della missione affidatagli dal Padre. L’episodio ci viene narrato dal passo che leggiamo nella prima lettura: trascorsi i quaranta giorni di permanenza su questa terra, Gesù Risorto, dopo aver dato gli ultimi insegnamenti agli Apostoli, “fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1,9). Il suo ritorno al Padre, anche se rattristò momentaneamente i suoi, fu un evento necessario per portare a termine il disegno di salvezza. Prima di lasciarli, Gesù li confortò promettendo loro: “Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” (ivi, 8). Infatti, solo con la luce e la forza del suo Spirito i discepoli potranno comprendere fino in fondo il mistero del loro Maestro ed essere suoi testimoni fedeli in tutto il mondo. Non bastava averlo visto con gli occhi umani, aver parlato e mangiato con Lui. Gesù non poteva essere compreso se non  attraverso la fede che lo Spirito Santo verrà a rafforzare e ad elevare a una nuova e soprannaturale visione delle realtà divine.

La Liturgia oggi, nel Prefazio della Messa, mette in risalto l’aspetto gioioso della celebrazione: “Per questo mistero, nella pienezza della gioia pasquale, l’umanità esulta su tutta la terra”; e nella “Preghiera” iniziale, il significato profondo di questa esultanza: “poiché in Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del tuo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere il nostro capo nella gloria”. In realtà, l’ingresso definitivo del Corpo del Risorto nella gloria del Padre, segna un momento decisivo e di grande speranza per noi. Nell’Umanità risorta di Gesù, assisa alla destra del Padre, vediamo anche la nostra umanità, unita ormai indissolubilmente a quella di Cristo, nostro Capo e Primogenito. La gloria tributata al suo Corpo glorioso in cielo è la prova di quanto Dio farà per quelli che, credendo, rimarranno fedeli a Lui: parteciperanno anch’essi alla gloria eterna del Signore, non solo con l’anima, ma anche con il corpo, quando risorgerà glorioso alla fine dei tempi.

L’Ascensione di Gesù al cielo costituisce per il cristiano un motivo di conforto, di speranza e di gioia. Nella luce di questo mistero, infatti, scopriamo qual è il traguardo finale della nostra esistenza: siamo anche noi destinati alla vita immortale ed eterna del Cielo, dove Gesù  ci ha preceduti per prepararci un posto. La speranza di poter anche noi un giorno essere con Gesù in Paradiso, deve riempirci il cuore di gioia santa e incontenibile. La felicità della vita eterna consisterà soprattutto nella visione diretta e immediata di Dio: lo vedremo faccia a faccia; conosceremo la sua bellezza e la sua bontà infinita in una profonda comunione di vita e di amore senza misura. Tutti i desideri del nostro povero cuore verranno per sempre appagati. I Santi, a cui il Signore ha permesso di fare per brevissimo tempo esperienza delle gioie del Paradiso, non sono riusciti a esprimere con parole umane ciò che hanno visto e udito. Che cosa accadrà quando tutta la bellezza, tutta la bontà, tutto lo splendore infinito di Dio si trasfonderà nel nostro povero cuore?

Sarebbe una follia imperdonabile perdere tanta ricchezza di beni eterni per il godimento di qualche miserabile bene fugace di questa terra! Viviamo perciò già come cittadini del cielo, col pensiero sempre rivolto alla nostra meta finale. A questo ci esorta anche Padre Pio con chiare ed espressive parole: “Tenete sempre il cuore innalzato a queste ascensioni e mettiamo tutta la nostra cura nell’acquisto della beata eternità che ci attende (…). La presente vita non si deve considerare che per l’eternità” (Epistolario IV, p. 247). Ascoltiamo docilmente l’invito del nostro Santo e mettiamo “tutta la nostra cura” anzitutto a non perdere mai la grazia di Dio, né a compromettere le inenarrabili gioie eterne con una vita di peccati, considerando che anche le sofferenze e le prove più ardue della vita terrena sono un nulla a paragone dei beni che ci aspettano nell’eternità. Il pensiero della Patria beata che ci attende ci sarà di grande aiuto nella lotta contro il peccato, contro le passioni e tutte le nostre debolezze; nell’affrontare con maggiore generosità gli ostacoli, i disagi, le fatiche e i sacrifici della vita; nel superare i momenti difficili di dolore e di afflizioni e nell’accettare serenamente gli eventi permessi dalla Volontà di Dio.

Stiamo celebrando il mese di maggio, mese dedicato alla Vergine Santissima. Rivolgiamoci spesso a Lei con fiducia illimitata, perché la sua materna mediazione ci renda più facile l’arduo cammino che conduce alla Patria beata del Paradiso.

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