TERZA  DOMENICA  DI  QUARESIMA

 

A partire da questa domenica, la Liturgia ci invita a riflettere sul mistero della nostra salvezza attraverso i simboli dell’acqua, della luce, della risurrezione e della vita. Questa grande simbologia, che serviva anticamente da catechesi ai catecumeni che si preparavano al Battesimo nel giorno di Pasqua, può essere di aiuto anche per noi a scoprire Gesù  come fonte unica di salvezza;

            Le letture di questa domenica mettono in evidenza il ricco simbolismo dell’acqua. Questa è un elemento essenziale per la vita dell’uomo. Senza di essa la terra non è che un deserto sterile e inabitabile. L’acqua è un dono di Dio ed è simbolo di quella salvezza da Lui offerta liberamente, attraverso i suoi interventi, a favore dell’uomo. Nella storia della salvezza, Dio si manifesta come salvatore del suo popolo, intervenendo soprattutto nei momenti più oscuri e travagliati della sua storia. A questo fa riferimento il miracolo dell’acqua narrato dalla prima lettura della Messa. Nella sua lunga peregrinazione attraverso il deserto del Sinai, il popolo ebreo, provato dalla sete, “mormorò contro Mosè” (Es 17,3) e contro Dio. La protesta sfociò ben presto in ribellione, mettendo a rischio la vita stessa del Profeta. Dio interviene in modo prodigioso: fa scaturire un’acqua fresca e zampillante dalla roccia colpita dalla verga di Mosè. In tal modo il Signore dimostra ancora una volta di essere il Salvatore del suo popolo e fedele alle sue promesse.

            Nella pagina stupenda del Vangelo di oggi, la simbologia dell’acqua raggiunge tutta la pienezza del suo significato. L’acqua misteriosa che Gesù promette alla donna samaritana, è un’acqua che diventerà, nel cuore di tutti coloro che si accosteranno a Lui, fonte zampillante di salvezza e di vita eterna. Gesù è la sorgente viva di quest’acqua, la roccia percossa sulla croce, dal cui Cuore squarciato sgorgheranno lo Spirito Santo, la Chiesa e i Sacramenti, i doni meravigliosi del suo amore divino. Nel dialogo con la samaritana, venuta ad attingere acqua presso il pozzo di Giacobbe, è Gesù che prende l’iniziativa e le chiede: “dammi da bere” (Gv 4,7). E’ una domanda che nasconde tutto il mistero d’amore di Dio e che da sempre non cessa di rivolgere all’uomo, perché questi possa conoscerlo, amarlo e donargli liberamente il suo cuore. Dio è sempre alla ricerca dell’uomo. Per appagare questa sete struggente, Egli si è fatto uomo e ci attende lungo le strade o i pozzi della vita per darci la salvezza. 

Alla meraviglia della samaritana per la richiesta dell’acqua da parte di Gesù, questi le replica: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!” (ivi, 10). Gesù vuole entrare nel cuore della donna e aiutarla a riflettere sulle sue miserie e vuoto interiore, per metterla sulla  via di Dio; le fa comprendere che le realtà materiali, il pozzo di Giacobbe, il monte di Samaria non contano più, sono figure sorpassate, e le svela la vita intima di peccato con i cinque mariti. La donna non scappa via, anzi sente rinascere nel cuore l’anelito di una vita nuova, e alla fine si accorge che Colui che le sta parlando è il Messia. Ora non ha più bisogno di nulla, ha trovato in Gesù la pienezza di ogni cosa, abbandona perfino la brocca dell’acqua,  e corre ad annunziare la sua scoperta.

            Gesù vuole entrare nel cuore di tutti gli uomini. E’ il suo desiderio più grande. Vuole che noi pure facciamo esperienza dell’acqua viva che salva e appaga le brame più recondite e profonde dell’anima. Ma l’uomo del nostro tempo sembra sordo a ogni richiamo d’amore. Chiuso nel suo egoismo più cupo, preferisce seguire la voce de suoi istinti e della sue passioni che lo spingono a cercare l’acqua della verità e della felicità nelle cisterne screpolate o ricolme di acqua stagnante. Gesù oggi rivolge anche a noi quelle parole di rimprovero che rivolse alla samaritana: “Se tu conoscessi il dono di Dio!”. Con esse, Egli ci ricorda che l’acqua delle pozzanghere del mondo non ci può dissetare. E’ Lui, invece, l’unica acqua che disseta l’anima e che, bevendola, diventa in noi fonte inesauribile di gioia. Gesù è quella sorgente che dona pace al nostro cuore.

            Padre Pio da Pietrelcina è stato uno di quelle anime che hanno provato la gioia più grande nel dissetarsi alla fonte pura dell’amore di Cristo. La sua anima ha trovato in Gesù la sorgente inesauribile di ogni sapienza e la fonte di ogni delizia spirituale. Oggi il Santo cappuccino ci esorta a fare la stessa esperienza, ci invita ad avvicinarci al Signore che “forma la delizia degli Angeli e l’oggetto unico delle compiacenze del Padre” (Epistolario III, p. 98), perchè la nostra anima si riempia  “tutta d’infinita allegrezza” (ivi), e possa gustare gli inenarrabili effetti del suo amore divino.

Back

 

 

Home