DOMENICA  DI  PENTECOSTE

 

            A termine dei cinquanta giorni del ciclo pasquale, imperniati sul mistero di Cristo risorto e glorioso, celebriamo oggi la solennità della Pentecoste, una delle più importanti dell’anno liturgico, festa che ci ricorda l’evento straordinario dell’effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli. In realtà, lo Spirito Santo, prima ancora della Pentecoste, già operava nel mondo, come principio vivificatore di tutte le cose: era presente all’inizio della creazione, quando fece sbocciare la vita sulla terra arida; quando trasformò l’uomo in essere vivente; quando rese immacolata l’anima della Vergine Maria e la rese sua Sposa feconda nel giorno dell’Annunciazione. Ma a Pentecoste, l’effusione dello Spirito Santo avvenne in modo pieno e visibile, sottoforma di lingue di fuoco e di vento impetuoso che infuse forza, ardore, coraggio agli Apostoli e li trasformò, da deboli e paurosi, in coraggiosi e intrepidi testimoni del Vangelo.

            C’è un particolare importante che non ci deve sfuggire nell’episodio della Pentecoste: gli Apostoli erano raccolti in preghiera nel Cenacolo “insieme con Maria, la Madre di Gesù” (At 1,14). Dal testo emerge che la Vergine Maria non solo è con gli Apostoli in attesa dello Spirito Santo, ma è il centro, il cuore della Chiesa nascente, per l’indissolubile legame che la unisce alla terza Persona della Trinità, in qualità di sua Sposa verginale. Ciò appare chiaro soprattutto nel momento dell’Incarnazione, quando il Verbo assume la nostra natura umana grazie al consenso della Vergine Maria e all’azione dello Spirito Santo. Come Gesù, Capo della Chiesa, è concepito nel grembo della Vergine Santa per opera dello Spirito Santo, in modo analogo, il Corpo di Cristo, che è la Chiesa, è concepito nel giorno di Pentecoste, attraverso l’incessante preghiera della Madre di Dio e l’effusione dello Spirito divino sugli Apostoli.

            Anche se la Chiesa era già cominciata durante la vita pubblica del Salvatore con la scelta dei discepoli e il loro lungo periodo di formazione, la sua vera nascita avviene soltanto dopo la Pentecoste. Difatti è con la presenza dello Spirito Santo che la Chiesa assume il suo vero volto: questa non è una semplice comunità umana, ma il prolungamento del mistero del Verbo incarnato. Forse non è esagerato affermare che senza lo Spirito Santo la Chiesa sarebbe già morta, come tante altre istituzioni umane. La presenza del Paraclito non solo rende viva la Chiesa e la preserva da ogni errore, ma continua a produrre in essa nuovi germogli che, come una perenne Pentecoste, la rendono sorgente feconda di salvezza e di santità.

            Ma la verità più consolante riguardo allo Spirito Santo è il mistero della sua ineffabile presenza nel cristiano. Egli ci è stato inviato dal Padre Celeste per essere soprattutto il “dolce Ospite” delle nostre anime. Come dovremmo essere grati al Signore per il dono immenso del suo Spirito! Questi è luce che rischiara le tenebre dei nostri peccati; è forza che vince le nostre debolezze, ci aiuta a superare le difficoltà e a testimoniare il Vangelo senza rispetto umano né paura. Attraverso i suoi doni, lo Spirito Santo ci rende capaci di seguire più facilmente Gesù e di raggiungere le vette più alte della perfezione. E’ sconcertante, però, constatare che oggi, per la maggior parte degli uomini, la soave presenza del divino Spirito è quasi del tutto ignorata. Per tanti cristiani, che pur lo hanno ricevuto nei Sacramenti del Battesimo e della Cresima, Egli resta il grande sconosciuto. L’ignoranza, la trascuratezza o una vita immersa nei peccati sono le cause che portano alla dimenticanza di questo ineffabile mistero. Se fossimo più attenti a questa divina presenza e ci impegnassimo a vivere non più secondo i desideri della carne e del mondo, lo Spirito Santo riverserebbe su di noi tutta l’abbondanza dei suoi doni, e ci renderebbe capaci di produrre frutti meravigliosi di santità.

            Pochi Santi nella storia della Chiesa hanno ricevuto dallo Spirito Santo doni e carismi straordinari come Padre Pio. Guardando ai frutti fecondi della sua santità, dobbiamo dire che la sua corrispondenza ai doni fu anch’essa straordinaria. Non fa meraviglia, quindi, se spesso, nei suoi scritti, il Santo cappuccino parla dello Spirito Santo e invita i figli spirituali a farsi guidare docilmente da Lui  e a lasciarlo lavorare liberamente nel proprio cuore, senza temere. “Allargate il vostro cuore – scrive il Santo cappuccino - ai carismi dello Spirito Santo, che aspetta un vostro cenno per arricchirvene” (Epistolario II, p. 259). Incoraggiati dal nostro Santo, supplichiamo la Vergine Santa a insegnarci ad avere un cuore docile alle mozioni dello Spirito e a corrispondere sempre generosamente all’abbondanza delle sue grazie divine.

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