XV  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

            La Liturgia di questa domenica ci invita a riflettere sulla Parola di Dio. La prima lettura ne mette in evidenza la grande efficacia. Il profeta Isaia, attraverso le belle immagini della pioggia e della neve, infatti, afferma che la Parola di Dio ha in sé una potenza straordinaria, per cui non è mai inutile, anzi è sempre efficace: “Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, (…), così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero” (Is 5,10-11). Nel passo riportato dal Profeta, la Parola di Dio si identifica con la Volontà divina; essa ha in sé tale forza di trasformazione e di rinnovamento, che porta immancabilmente a termine tutto ciò che Dio desidera, per le vie anche più impensate. Malgrado tutti gli ostacoli posti dalla volontà dell’uomo e dalle forze infernali, nessuno riuscirà mai a infrangere i disegni di Dio.

            Il Maestro divino, con la suggestiva parabola del seminatore raccontata dal Vangelo odierno, ci presenta il dramma della redenzione dell’uomo, come un mistero dove si intrecciano la grazia divina e la corrispondenza umana. Colpisce profondamente l’abbondanza generosa con cui il Salvatore distribuisce il seme della verità; da ciò si evince che nessun uomo viene escluso dalla grazia della salvezza. Il Signore non tiene conto se il terreno è buono o sfavorevole, se è adatto o meno alla seminagione, se è un terreno pieno di sassi o di spine. Egli non nega il seme della grazia neppure alle anime indurite nei peccati, né a quelle immerse negli affari di questo mondo o superficiali e distratte. L’amore misericordioso del Signore offre a tutti la salvezza e spera, fino all’ultimo istante, che anche il cuore più indurito e pieno di peccati possa trasformarsi in terreno fertile e produttivo.

Proponendo la parabola del seminatore, Gesù intende insegnare che l’efficacia della parola di Dio dipende dal modo con cui la si accoglie. Quale tremenda responsabilità per coloro che la rifiutano e la rendono inefficace per la propria anima. Nella parabola, Gesù parla di quattro tipi di terreno dove cade il seme della Parola di Dio: “Un parte del seme cadde sulla strada” (Mt 13,4). La strada è un terreno duro e arido dove nessun seme può germogliare e rappresenta la categoria di persone che hanno perso la fede. Oggi, purtroppo, viviamo in un’epoca in cui molti, giovani e adulti, non credono più in Dio, il loro cuore è chiuso alla grazia, per cui non si interrogano più sul senso della vita. “Un’altra parte cadde in luogo sassoso” (ivi, 5). Questo è il terreno delle anime superficiali. Hanno buone intenzioni, ricevono la grazia anche con gioia, però, al momento delle difficoltà, si scoraggiano, non perseverano, e così non danno frutto. “Un’altra parte cadde sulle spine” (ivi, 7). Il terreno con i rovi e le spine può essere rappresentato da coloro che hanno una eccessiva preoccupazione per il benessere, per i beni del mondo e le comodità della vita, cose che soffocano e non lasciano più il tempo per le realtà essenziali. C’è veramente da riflettere e pregare perché la grazia di Dio preservi i nostri cuori da simili rovine.

            Finalmente, “un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto” (ivi, 8). Si diventa terra buona e fertile, quando si ha una grande fede per disporsi ad ascoltare il Signore, quando si è umili e docili per accoglierlo, e si sottomette la propria volontà a quella di Dio. Il modello più sublime di questo terreno fecondo è la Vergine Maria: col suo Fiat, ha accolto nel suo grembo verginale il Verbo di Dio, lo ha custodito con immenso amore, lo ha generato e dato al mondo come Salvatore. Anche il Santo del Gargano, seguendo il fulgido esempio di Gesù e della sua Santissima Madre, ha consumato la sua vita nello sforzo continuo di compiere nel modo più fedele e perfetto la santa Volontà di Dio. Egli era pienamente convinto che, per rendere fecondo il terreno della propria anima, non vi è mezzo più sicuro della piena conformità al volere del Signore; da essa, infatti, germogliano i frutti più mirabili di santità; e in essa il Santo cappuccino ha trovato la vera pace dell’anima, tutta la compiacenza e la gioia della sua vita, “Quanto è bello, o dilettissimo padre, - esclama il nostro Santo - il sapere vivere sotto le disposizione del Signore! Sento da questo rinascere sempre nuova forza (…); sento la persona invasa da una calma sovrumana, pur restando all’oscuro di tutto” (Epistolario I, p. 876-7). Esaminiamoci oggi com’è il terreno della nostra anima e impegniamoci a sradicare tutte le pietre e le spine che impediscono la crescita della buona semente. La Vergine Madre ci conceda la grazia di una piena corrispondenza alle grazie del Signore.

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