XIV  DOMENICA  DEL  TEMPO  ORDINARIO

 

            La pagina del Vangelo di questa domenica ci permette di gettare uno sguardo profondo sulla persona di Cristo, sulle sue relazioni col Padre e, allo stesso tempo, sui misteri del Regno di Dio. La Sapienza Incarnata, illuminandoci con le sue divine parole, oggi, ci rivela il modo sorprendente e misterioso dell’agire di Dio e ci insegna che i criteri con cui Egli valuta le realtà del nostro mondo sono totalmente diversi dai nostri.

            “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te” (Mt 11,25-26). Così inizia la sublime preghiera di Gesù rivolta al Padre, riportata dal Vangelo della Messa di oggi. In essa il Salvatore ci comunica una verità d’importanza fondamentale per la nostra fede cristiana: Dio predilige i piccoli, e solo ad essi rivela i segreti del suo Cuore. Ma chi sono i “piccoli” di cui parla Gesù nel Vangelo? I “piccoli” in senso evangelico sono gli umili, ossia coloro che, riconoscendo la propria miseria, sanno di aver bisogno di Dio, a Lui si affidano con umile fiducia e da Lui aspettano la salvezza e ogni altro bene. Ed è a questi “piccoli”, gli stessi che nel discorso della montagna sono chiamati “beati”, che il Signore rivela il suo volto di Padre e si manifesta come Colui che li ascolta, li esaudisce, li protegge. A coloro, invece, che si ritengono sapienti e intelligenti secondo lo spirito del mondo, Dio si rifiuta di manifestare i suoi misteri. Il Signore resiste ai superbi e non si fa conoscere dagli orgogliosi, da chi è pieno di sé e della propria scienza vana e presuntuosa.

            La ragione di questo modo sorprendente di agire del Signore la troviamo espressa mirabilmente nella condotta del Figlio di Dio. Quando si fece uomo non scelse la strada della potenza e della gloria, ma quella dell’umiltà; verità, questa, che troviamo già adombrata nell’Antico Testamento, a cui fa accenno il testo della prima lettura di oggi: “Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino” (Zc 9,9). La profezia di Zaccaria parla del Messia come di un Re mansueto che non s’impone con la forza dei grandi della terra, ma con la mitezza e l’umiltà. Ciò si realizzerà pienamente in Gesù. Afferma san Paolo che Dio, per raggiungere l’uomo e salvarlo, si umiliò e si fece “obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,6-8). Anche per l’uomo, però, l’umiltà resta l’unica strada per conoscere il Figlio di Dio nelle sembianze umane. Solo agli umili di cuore, infatti, come la Vergine Maria, san Giuseppe, i pastori, Simeone, Anna, i Magi fu dato di riconoscere il Figlio di Dio nel Bambino avvolto in fasce. Non deve stupirci, quindi, se ancora oggi, Gesù, continua a rivelarsi, a farsi conoscere dai “piccoli” e umili di cuore.

            “Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare (ivi, 27). Con questa solenne affermazione, Gesù dichiara di essere il rivelatore unico dei misteri divini, e precisa, inoltre, che cosa viene rivelato ai “piccoli”: il mistero profondo della sua vita intima, ossia quella ineffabile e altissima conoscenza di amore che intercorre tra Lui e il Padre celeste, e che soltanto Dio può comunicare all’uomo. Nella conoscenza di questi ineffabili misteri consiste la vera sapienza dell’uomo, il vero sapere che non s’impara dai libri, ma che solo Dio comunica all’anima, illuminandola e colmandola del suo amore.

            Nella lista dei Santi che oggi onoriamo sugli altari, vi è un numero stragrande di anime illetterate, prive di talenti e di cultura umanistica, ma semplici e umili, su cui Dio ha riversato i doni della sua Sapienza celeste. Non poche volte si è verificato nella storia della Chiesa che Cardinali, alti dignitari, celebri Maestri di Teologia, non sapendo risolvere difficili questioni teologiche, si siano rivolti a questa gente umile e semplice e abbiano ottenuto risposte precise e illuminanti. San Pio, parlando della Sapienza divina, afferma che “è la più bella grazia che si possa chiedere e desiderare (…); lume che non può acquistarsi né per lo studio, né per mezzo di umano magistero, ma che immediatamente viene infuso da Dio;” (Epistolario II, p. 198); è luce che fa conoscere Dio e le cose eterne “con tal chiarezza e con tale gusto” che, a confronto, tutto il mondo e le cose della terra appaiono un nulla (ivi). Chiediamo al nostro Santo la grazia della santa semplicità e umiltà, affinché lo Spirito Santo, per mezzo dell’Immacolata, sua Sposa verginale, apra il nostro cuore e la nostra mente  alla comprensione dei divini misteri e li riempia del dono soave della divina Sapienza.

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