SESTA  DOMENICA  DI  PASQUA

 

            In questa ultima domenica di attesa prima delle grandi solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo e della venuta dello Spirito a Pentecoste sugli Apostoli, la Liturgia offre alla nostra meditazione un altro brano del “discorso d’addio” dell’Ultima Cena. Prima di lasciare questo mondo per ritornare al Padre, Gesù consola i suoi amici, rattristati dall’annuncio della sua imminente dipartita, rivolgendo loro parole di tenerezza e di conforto: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi” (Gv 14,18). Egli è stato fedele alla sua promessa: dal giorno della sua Risurrezione, ha stabilito in mezzo agli uomini una presenza nuova, ineffabile e duratura. Quale conforto è la divina e perenne presenza di Gesù risorto per le nostre anime! Quale consolazione immediata e sicura ci dona, soprattutto nei momenti in cui ci troviamo immersi nella tristezza, nelle prove e nelle difficoltà della vita!

            Nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci invita ad amarlo; e a chi lo ama, Egli promette di manifestarsi a lui e di farlo partecipe del mistero d’amore infinito del Padre Celeste: “Chi mi ama, sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (ivi, 21). Ma il modo certo e autentico per dimostrargli che lo amiamo è di osservare i suoi comandamenti. Per ben tre volte, il Maestro divino ribadisce questo concetto ai suoi discepoli: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15). Soltanto chi fa ciò che piace all’amico può dire di essere veramente in comunione con lui. Come Gesù ha fatto sempre ciò che piaceva al Padre, accettando senza riserve la sua divina Volontà e attuandola con libera obbedienza, allo stesso modo noi dimostreremo il nostro amore sincero a Gesù in misura in cui osserviamo i suoi divini comandi riguardo alla carità verso il prossimo, alla preghiera, al perdono, alla penitenza, alla purificazione del cuore, e in proporzione di come camminiamo sui sentieri su cui Egli stesso ha camminato.

Nel Vangelo della Messa di oggi, Gesù parla anche di un’altra consolante realtà: a chi lo ama e osserva i suoi comandamenti, Egli promette lo Spirito Santo, dono suo e del Padre Celeste: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre” (ivi, 16). Gesù chiama lo Spirito Santo il Consolatore, ossia Colui che sarà inviato dal Padre per confortare e sostenere le nostre anime, per rafforzare la nostra fede e renderci capaci di testimoniarla in mezzo al mondo. Lo Spirito Santo, inoltre, è anche “Spirito di verità” (ivi, 17), perchè avrà il compito di illuminare i credenti, di introdurli alla comprensione profonda del mistero di Cristo e delle verità da Lui rivelate. Ma non tutti, purtroppo, si lasciano illuminare e guidare dallo Spirito. Infatti - continua il Maestro divino - a differenza dei credenti, “il mondo non può riceverlo, perché non lo vede e non lo conosce” (ivi, 17). Queste parole di Gesù fanno riflettere profondamente: come mai questa incapacità a percepire la presenza dello Spirito di Dio? Perché il “mondo” è come un cieco refrattario alla luce. Dovrebbe prima guarire dalla sua cecità, per essere poi in grado di vedere, conoscere e ricevere lo Spirito Santo. E’ il dramma dell’uomo di tutti i tempi che si ostina a rimanere nella cecità del suo errore, nelle tenebre del suo orgoglio e dei suoi peccati, ponendosi inevitabilmente contro la luce e la verità che è Cristo.

            Il premio, invece, per coloro che vivono nell’amore di Gesù e che osservano i suoi comandamenti, è di non sentirsi più orfani, indifesi, minacciati in un mondo ostile che non li comprende, ma protetti dalla divina presenza dello Spirito Santo. Questa intima unione di amore con il “dolce Ospite” dell’anima produce nel credente frutti soavi e ineffabili: risana le sue debolezze spirituali, lo libera dalla schiavitù delle passioni e dell’egoismo, gli infonde forza nella lotta contro il male e lo sostiene fino alla sua piena trasformazione in Cristo.

            Padre Pio da Pietrelcina era profondamente consapevole dell’opera insostituibile che lo Spirito Santo compie nell’anima del credente; per questo, nei suoi scritti, esorta i cristiani ad allargare il cuore ai doni del Paraclito, e con umile e docile sottomissione “a lasciarsi maneggiare, piallare e lisciare dal divino Spirito” (Epistolario III, p. 300), affinché questi “vi santifichi, vi guidi nelle vie dell’eterna salute e vi conforti nelle vostre innumerevoli afflizioni” (Epistolario II, p. 100). Accogliamo l’invito del nostro Santo e preghiamo ardentemente il Signore perché mandi il suo Spirito a disperdere le tenebre del peccato e dell’errore che avvolgono il mondo, affinché l’umanità, rinnovata e trasformata profondamente, riviva un’era nuova secondo lo spirito di Cristo.

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