TERZA  DOMENICA  DI  PASQUA

 

            I cinquanta giorni che intercorrono tra la Pasqua e la Pentecoste, in cui ricordiamo l’evento centrale della nostra fede, sono celebrati dalla Chiesa come un solo e lungo giorno di festa e di grazia. Durante questi giorni, considerati il tempo forte” per eccellenza di tutto l’anno liturgico, la Liturgia ci invita a riflettere e a vivere in profondità la Risurrezione del Signore, perché la sua Pasqua diventi la nostra Pasqua. Le letture bibliche, anche in questa terza domenica di Pasqua, ripropone alla nostra riflessione il tema della Risurrezione di Gesù.

            La pagina stupenda del Vangelo di oggi, ricca di grandi insegnamenti, narra l’apparizione di Gesù a due dei suoi discepoli. E’ un racconto che ci affascina; e tutte le volte che lo leggiamo, ci rivela sempre qualche cosa di nuovo. I due discepoli sono in cammino, nella sera di Pasqua, da Gerusalemme al villaggio di Emmaus. Sono tristi e disillusi. Tornano a casa, privi ormai di ogni speranza. Avevano riposto in Gesù tutto il futuro della loro vita. Avevano sognato e sperato nella fondazione di un regno potente  e “che fosse lui a liberare Israele” (Lc 24,21). Con la morte di Gesù in croce, anche la loro speranza muore con Lui. Il Risorto, invece, si fa loro presente sotto le vesti di un viandante e, come se fosse anche Lui in cammino verso la stessa direzione, li raggiunge e si unisce a loro. Commenta a questo punto il Vangelo di oggi: “Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo” (Lc 24,16). Come mai quei due discepoli, pur avendo visto e conosciuto tante cose riguardo al Maestro divino, ora hanno la mente ottenebrata e incapace di riconoscerlo? Perché il loro parlare è solo umano, sperano in cose umane e interpretano la vita del Salvatore con logica umana. Invece, per riconoscere la presenza di Gesù nella nuova condizione di Risorto, occorre la luce della fede. Se facessimo un sincero esame di coscienza, ci renderemmo conto che anche noi facciamo fatica a riconoscere che Gesù è accanto a noi. La mancanza di preghiera profonda, i frequenti peccati, il poco impegno nella lotta contro i nostri vizi e difetti, offuscano la nostra fede e ci impediscono di avvertire la presenza discreta di Gesù al nostro fianco.

            Il cammino che i due discepoli compiono verso Emmaus è simbolo dell’itinerario di fede che ognuno di noi deve percorrere: dalle tenebre alla luce, dallo scoraggiamento alla gioia dell’incontro luminoso con Gesù risorto. La tristezza che invade l’animo dei due discepoli rappresenta molto bene la condizione degli uomini di oggi che hanno perso la direzione giusta della vita e non riescono a scorgere, dopo la morte, altra meta finale da raggiungere. Molti cercano di soffocare nel loro cuore il desiderio dell’eternità godendosi la vita o vivendo senza chiedersi il perché di essa. E’ importante, invece, che l’uomo si metta alla ricerca della verità e si sforzi di conoscere sinceramente il Signore, tenendo aperta a Lui la porta del suo cuore. In questo caso, Gesù si farà suo compagno di viaggio e si farà conoscere come il Signore risorto.

Quando il misterioso viandante sta per lasciarli, i due discepoli lo pregano: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al tramonto” (Lc 24, 29). Questa bellissima preghiera esprime il desiderio dei due discepoli di restare ancora in compagnia di Gesù, di ascoltare ancora la sua parola che aveva acceso nel loro cuore un ardore insolito. Il Signore gradisce l’invito e in cambio concede loro la grazia di una maggiore luce di fede per farsi riconoscere. Subito dopo, infatti, nella benedizione del pane, si aprirono i loro occhi e lo riconobbero! E’ questa la gioia della Pasqua, la gioia che Cristo risorto ha portato al mondo! I due discepoli, dopo aver riconosciuto il Signore, mettendo da parte ogni tristezza, riprendono il viaggio pieni di entusiasmo e di gioia. E’ la stessa insopprimibile gioia che i cristiani di tutti i tempi sperimentano quando, con gli occhi della fede, riescono a riconoscere Gesù e a vivere intimamente con Lui. La vita si trasforma completamente.  E’ come un passaggio dalla tenebre della notte alla luce del giorno.

            Padre Pio, che nella mistica esperienza della sua trasformazione in Cristo, ha partecipato in modo unico al mistero della Morte del nostro Redentore e alla gioia della sua Risurrezione, ci esorta oggi non solo a condividere la traboccante pienezza di giubilo della Chiesa nell’incontro con Cristo risorto, ma a tradurre in pratica il mistero, con l’esercizio di una vita nuova e santa: “Resurrexit! Ecco il grido di giubilo che la Chiesa innalza in questo giorno da ogni angolo della terra e tutti i popoli cristiani (…). Risorgiamo noi pure in vita nuova, morigerata e santa” (Epistolario IV, p. 1119). Il Serafino del Gargano ci ottenga dal Signore la grazia di non permettere mai che le nostre colpe offuschino la luce della fede e diventino in tal modo di ostacolo alla diffusione della gioia della vita nuova che Cristo risorto ha portato all’umanità con la sua Risurrezione.

Back

 

Home