PRIMA  DOMENICA  DI  AVVENTO

           

            Il tempo dell’Avvento, che ha inizio da questa domenica, è il tempo dell’attesa; è il tempo che ci prepara a rivivere e a celebrare l’avvenimento straordinario del Natale del Signore: Dio che viene in mezzo a noi e si inserisce nella nostra storia. La Chiesa, in questo periodo di preparazione, presenta alla nostra riflessione testi della Scrittura e profezie per accendere nei nostri cuori quel vivo e profondo desiderio che accompagnò per lunghi secoli il popolo ebreo nell’attesa della sospirata venuta del Messia.

            La prima lettura riporta uno dei testi profetici dell’Antico Testamento che annunciano la venuta del Messia. In esso il profeta Isaia parla dell’era messianica come di un tempo in cui non vi saranno più guerre, tutti gli uomini formeranno una sola famiglia e andranno a Gerusalemme per adorare l’unico Dio. Gerusalemme, la città di Dio e della pace, che raccoglierà tutti i popoli intorno a sé,  è figura della Chiesa, sotto la cui luce e guida essi s’incammineranno verso Cristo, salvezza unica del mondo.

            Nella seconda lettura, invece, san Paolo, partendo dal fatto che l’era messianica è una realtà già presente nel mondo, sollecita i cristiani a vivere orientati verso la seconda venuta del Signore. “E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno” (Rm 13, 11). Con questa frase forte e incisiva, l’apostolo ci sprona a non vivere “da addormentati”, ossia con negligenza il tempo della nostra vita terrena, ma ad utilizzarlo come tempo di conversione e di intensa preparazione. Il pensiero del ritorno del Salvatore sulla terra, deve incitare il cristiano a lottare contro il male, - afferma ancora san Paolo –  ad abbandonare la veste delle tenebre che è la vita corrotta fatta di gozzoviglie, ubriachezze, impurità, risse, gelosie, e a indossare le armi della luce, ossia la veste nuova della Grazia, delle virtù, della vita di conformità a Cristo e di comunione con Lui.

            Anche il Vangelo del giorno tratta della seconda venuta del Signore, ma in modo ancora più esplicito. E’ Gesù stesso che annuncia il suo ritorno: “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà” (Mt 24,42). Egli ci raccomanda di vegliare, poiché la sua venuta non può essere  programmata o pronosticata, è improvvisa e imprevedibile; perciò l’atteggiamento che deve caratterizzare la vita del cristiano è di fiduciosa e vigilante attesa. Solo chi veglia non è colto alla sprovvista. Gesù per farci intendere bene questo concetto ci ricorda ciò che avvenne al tempo di Noè, quando gli uomini mangiavano e bevevano spensieratamente, senza preoccuparsi della loro anima e del loro futuro eterno. E così furono colti impreparati dal diluvio.

La situazione di questi stolti e insipienti descritta dal Vangelo, si ripete, purtroppo, anche ai nostri giorni. C’è da dire con sgomento che un gran numero di uomini vivono come “addormentati”, spesso nel completo disinteresse di Dio, del futuro eterno della loro anima, del terribile giudizio e della condanna che li attende, se non si ravvedono e cambiano vita. Il cristiano, invece, deve preoccuparsi e rendersi conto che la salvezza eterna non è qualcosa che non gli riguarda, ma è un affare fondamentale, anzi il più importante della vita. “Vegliate dunque…”. Questo pressante invito di Gesù ci ricorda che, in vista del nostro ultimo incontro con Lui, dobbiamo tenerci pronti, vegliare,  adoperarci in una continua e radicale conversione della mente e del cuore, e vivere con distacco dalle cose del mondo.

Teniamoci pronti ad accogliere Gesù che sta per venire a Natale, che viene ogni giorno nei nostri incontri di preghiera ed eucaristici e che verrà al termine della nostra vita. Se ci accorgiamo che vi sono ostacoli di peccato, di negligenze, di pigrizia, l’Avvento è il tempo propizio che il Signore ci concede per svegliarci dal torpore spirituale e cominciare una vita nuova. In questo periodo particolare di preparazione, curiamo più accuratamente la nostra anima, purificandola con la frequente confessione sacramentale, con la preghiera e la mortificazione. Il Signore vuole la salvezza eterna della nostra anima. Per questo è venuto nel mondo ed è morto sulla croce.

La salvezza delle anime è stato il pensiero dominante e costante nella vita di Padre Pio da Pietrelcina. Per questo ideale ha sofferto, ha pregato, ha consumato la vita, ed è stato ciò che ha più raccomandato e inculcato a tutti con l’esempio, la parola e gli scritti. A un figlio spirituale che gli chiedeva qualcosa di importante a cui pensare, san Pio rispose subito: “Salvarti l’anima”. Questa, dunque, è l’opera che deve stare più a cuore anche a ciascuno di noi. Accogliamo l’invito del Santo cappuccino. In questi giorni di Avvento, riflettiamo e preghiamo più intensamente su questa urgente realtà, perché l’arrivo del Signore non ci colga impreparati, ma in vigilante e gioiosa attesa.

 

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