ASCENSIONE  DEL  SIGNORE

 

            “Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo” (At 1,9): così il libro degli “Atti degli Apostoli” descrive l’Ascensione di Gesù al cielo, l’ultimo  evento della vita terrena del nostro Salvatore. Questa grande solennità ci ricorda il ritorno di Gesù presso il Padre, nella sua gloria: con l’Incarnazione, il Figlio di Dio era disceso dal seno del Padre, oggi ne fa ritorno, come Figlio dell’Uomo glorificato e costituito Signore del cielo e della terra. Già con l’orazione iniziale della festa odierna, nella supplica che la Liturgia rivolge al Signore, possiamo cogliere appieno il senso profondo del mistero che celebriamo: “O Padre, (…) poiché in Cristo asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del tuo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere il nostro capo nella gloria”. In queste parole ci viene svelato il destino mirabile che Dio ha preparato a noi povere creature: il Verbo facendosi uomo nel grembo della Vergine Maria, aveva assunto la nostra natura umana, ora, nella sua Ascensione al cielo, porta la nostra umanità nel Regno della gloria immortale che Dio le ha preparata fin dal principio.

            Anche nel Prefazio della Messa di oggi viene ribadito lo stesso concetto, ma in modo più esplicito e più ricco di contenuto teologico: “Il Signore Gesù (…), oggi è salito al di sopra dei cieli tra il coro festoso degli Angeli, (…), non ci ha abbandonati nella povertà della nostra condizione umana, ma ci ha preceduto nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria”. In realtà, l’ingresso definitivo del Corpo del Risorto nella gloria del Padre, segna un momento decisivo e di grande speranza per noi. Nell’Umanità risorta di Gesù, assisa alla destra del Padre Celeste, vediamo anche la nostra umanità, unita ormai indissolubilmente a quella di Cristo, nostro Capo e Primogenito. La gloria tributata al suo Corpo glorioso in cielo è la prova di quanto Dio farà per quelli che, credendo, rimarranno fedeli a Lui.

            La festa dell’Ascensione vuole risvegliare nei nostri cuori il desiderio della Patria beata che ci attende nei cieli. A questo ci richiamano le stupende parole di san Paolo che oggi leggiamo nella seconda lettura: “Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati,quale tesoro di gioia racchiude la sua eredità tra i santi” (Ef 1,18). Nella luce di questo mistero, infatti, comprendiamo che la nostra vita non termina nel nulla, ma ci è riservato un traguardo di vita immortale: il santo Paradiso, dove Gesù ci ha preceduti per prepararci un posto; dove vedremo Dio a faccia a faccia e conosceremo la grandezza della sua infinita bontà; dove raggiungeremo la pienezza della felicità e saremo appagati in tutti i desideri del nostro povero cuore.

Il pensiero di questa ineffabile realtà deve riempirci di gioia santa e incontenibile! Anche le prove e le sofferenze più ardue della vita terrena dobbiamo considerarle un nulla a paragone dei beni che ci aspettano nell’eternità. Non commettiamo, perciò, il grave errore di tanti cristiani di compromettere le gioie eterne del Paradiso con il godimento di pochi beni fugaci di questa terra! Viviamo, perciò, già qui sulla terra come cittadini del cielo, col pensiero sempre rivolto alla nostra meta finale. A questo ci invita anche Padre Pio da Pietrelcina: “Tenete sempre il cuore innalzato a queste ascensioni e mettiamo tutta la nostra cura nell’acquisto della beata eternità che ci attende” (Epistolario IV, p. 247). Sono parole che racchiudono un programma di vita e che esprimono l’impegno più urgente del cristiano: tendere in modo fermo e costante verso la meta finale della salvezza eterna dell’anima. Accogliamo l’invito del nostro Santo e il continuo ricordo della vita beata del Paradiso ci sia di grande aiuto nella lotta contro il peccato e le nostre debolezze.

L’ultima parte del Vangelo odierno presenta Gesù nell’atto di affidare ai discepoli la grande missione di evangelizzazione del mondo: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28,18-19). Da quel giorno, quei pochi uomini, fedeli al mandato del Maestro, hanno raggiunto e conquistato al Signore il mondo allora conosciuto. Coraggiosi e instancabili, non hanno risparmiato se stessi, fino al dono supremo della vita. Con l’Ascensione di Gesù, si apre il tempo della Chiesa, il tempo della missione. Non dobbiamo dimenticare che il mandato di Cristo: “Andate”  è rivolto a ogni cristiano. Tutti abbiamo il dovere di testimoniare, con coraggio e senza rispetto umano, quelle verità che Dio ci ha donato, perché in tutti cuori risplenda la luce della fede e regni sovrano Cristo nostro Salvatore.

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